IL PUNTO di Paolo Uggè

Sono trascorsi una decina di anni da quando sul quotidiano Libero la Fai fece pubblicare uno studio che era stato realizzato da una federazione aderente all’Iru sugli effetti che poteva determinare una settimana di fermo dell’autotrasporto.


A distanza di tempo, con una versione più aggiornata, la Scania ha voluto riproporre l’argomento tramite un DVD a testimonianza di quanto la vita dei cittadini e del sistema produttivo sia strettamente connessa alla funzionalità delle attività di autotrasporto. Consigliamo tutti a vedere il filmato che è visibile sul sito Fai.


E’ una rappresentazione visiva che evidenzia le conseguenze che giorno dopo giorno si determinerebbero  sulle attività quotidiane qualora l’autotrasporto sospendesse le attività.


Nessuna intenzione, ritengo, da parte della casa costruttrice di suscitare allarmismi né tanto meno di fare propaganda alle eventuali  proteste degli operatori del settore. L’obiettivo vuole  dimostrare invece con  un messaggio a forte impatto, attraverso le immagini contenute nel video, l’importanza di una attività che non sembra essere tenuta nella dovuta considerazione per quello che si determinerebbe qualora cessasse.


Pubblicandola sul sito Fai speriamo di dare un contributo di conoscenza  a tutti coloro che affrontano i temi della mobilità delle merci. Talvolta abbiamo la sensazione che, tra coloro che si occupano dei temi del traporto vi sia chi immagini che le autostrade del mare si realizzino attraverso le navi e non con una portualità efficiente garantita da operatori che prestano le loro attività nei porti (ormeggiatori, piloti, agenti marittimi, armatori) oppure che le attività di logistica non abbiano la necessità di avere infrastrutture adeguate come gli interporti, oltre ai nodi e collegamenti adeguati, per assicurare un sistema di trasporti funzionale.


Dovrebbero riflettere su queste immagini, almeno speriamo,  la politica, coloro che informano l’opinione pubblica e gli amministratori locali troppo avvezzi ad imporre divieti a prescindere.

 

Anche la seconda potenza industriale che ha nel settore manifatturiero il motore dello sviluppo economico senza un sistema logistico adeguato  rischia di subirne le conseguenze. La competitività  si gioca sulla filiera e soprattutto sui trasporti. Se le merci  e restano  nei magazzini anche Il motore si ferma o gira a vuoto e si perdono quote di mercato.


Troppo spesso siamo costretti a constatare come le questioni inerenti al tema dei trasporti siano trascurati e poco approfonditi. La politica dei divieti alla circolazione dei mezzi pesanti che talvolta vengono assunte a livello locale, rispondono a queste logiche. I trasporti sono come l’acqua che scende a valle: di fronte ad un ostacolo lo aggirano, generando criticità su altre zone. A parte i costi aggiuntivi che si determinano  questa scelta, spesso figlia di superficialità, sottovalutazione, ma in particolar modo della volontà di scaricare sugli “altri” i problemi, è pericolosa e ci porterà , a dover subirne le conseguenze.


La sicurezza si sviluppa meglio se coniugata adeguatamente alle esigenze dell’economia. Bloccare, come le sentenze di qualche tribunale amministrativo impongono, il traffico pesante significa incrementare la quota giornaliera nelle giornate precedenti o susseguenti. I divieti di circolazione nascono per dare fluidità e non per ragioni di sicurezza. Queste decisioni producono quindi effetti limitati ed i dati sugli incidenti sono una conferma.


Emerge in tutta evidenza la necessità di una sorta di coordinamento con potere di intervento da parte di chi ha il potere di governare che deve poter indirizzare ma anche bloccare scelte che finiscono per danneggiare altri senza favorire concretamente nessuno.

14 giugno 2018