IL PUNTO di Paolo Uggè

Ormai la campagna elettorale, la più distante dai problemi della gente e delle imprese di questi ultimi anni, è entrata nel vivo e corre verso la tappa finale del 26 maggio. Le prese di posizioni alle quali assistiamo sono così  stupefacenti che, se non rasentassero la drammaticità (il nostro futuro è in gioco), sarebbero talmente  ridicole da far seppellire con una risata i principali attori della sceneggiata che ha diversi protagonisti, anche se non tutti si possono mettere sul medesimo piano ed esistono lodevoli eccezioni.


Sembra che i problemi della nostra economia non esistano e se si volesse  fare l’elenco dei temi irrisolti nel mondo dei trasporti e della logistica  non basterebbe una pagina intera. Eppure il dibattito di queste ultime settimane si è incentrato sulla revoca di un Sottosegretario, sul numero dei parlamentari, sulla cannabis, sui Rom, sulla soppressione del Cnel, etc, etc. Ma la Tav, il Brennero, i collegamenti alpini, la funzionalità dei porti, l’occupazione, in particolare quella giovanile, le norme sugli Ncc, quelle sui trasporti eccezionali date per pronte, (l’ultimo divieto riguarda la Valdastico),la soluzione del problema delle revisioni per i mezzi pesanti, il PIl che non cresce, contrariamente al  debito pubblico che invece continua ad aumentare. Insomma un continuo bla, bla, bla che produce solo mancate soluzioni e sempre più il distacco della gente dal mondo delle Istituzioni.


Non è mia abitudine generalizzare e quindi mi sforzerò di concentrarmi sui fatti che ci riguardano.


Intanto, puntuale come il S.Natale al 25 dicembre, in concomitanza con le elezioni arrivano arresti ed avvisi di garanzia a rappresentanti di alcuni partiti politici. Certamente la magistratura deve fare il proprio ruolo ma  a lungo andare la coincidenza di azioni eclatanti, effettuate sempre in clima elettorale non aiutano a pensare che non vi sia in alcun modo  una coincidenza. 


Abbiamo in alcune città i relativi primi cittadini (sotto inchiesta o mi pare rinviati a giudizio) per le quali le dimissioni non sono richieste. Quale sia la diversità rispetto a chi ha ricevuto un avviso di garanzia, (un atto di tutela a favore dell’indagato) trasformato in elemento che ha prodotto le dismissioni dal Governo di un sottosegretario e coloro che sono stati rinviati a giudizio, o comunque sempre indagati che rimangono  al loro posto, non si riesce a comprendere. Qualcuno si sofferma su come le città sono governate da quegli amministratori? Non pare. A Roma sarebbero (così riportano i media) stati acquistati automezzi per il trasporto pubblico urbano  non aderenti alle normative di sicurezza del lavoro e ambientali pertanto non utilizzabili, e, leggendo i  media, l’utilizzo di denaro pubblico non parrebbe rispondere al principio della dovuta oculatezza. A Torino invece, chi risulta sotto indagine per le eventuali responsabilità conseguenti alla gestione della sicurezza per eventi sportivi, (due morti e tanti feriti), o per fatti legati al bilancio della Amministrazione comunale,  attende giustamente il pronunciamento dei giudici. Ma intanto i cittadini  e le imprese torinesi, grazie all’accondiscendenza del primo cittadino con i movimenti no Tav subiscono tutte le conseguenze di chi amministra la Comunità. I lavori del tunnel di Alta Velocità sono messi a repentaglio e l’economia della Città e dell’intero Piemonte ne soffrono. Due aspetti differenti nella sostanza, non v’è dubbio, ma il costo procurato alle Comunità forse è maggiore. Nessuno di coloro che si indignano del fatto che solo perché due soggetti che sosterrebbero di aver veicolato, sostenendo il costo di un emendamento per altro mai  approvato, si ricordi come l’attività del parlamentare sia insindacabile, salvo avere le prove che vi siano comportamenti  illegittimi? La magistratura indaghi, giudichi e se riconosciuti in tutta evidenza colpevoli i responsabili  ne paghino il fio. Ma la barbarie No! Il resto è cinema! Ci dimentichiamo che in Italia si è riusciti a far dimettere un Presidente del Consiglio per un avviso di garanzia su un fatto giudicato, ma in tempi successivi, inesistente. Una figuraccia mondiale!


Su diversi media si propaganda il decreto sblocca cantieri quasi che finalmente i lavori siano in condizioni di ripartire con benefici per tutti. Pochi ricordano, e chi lo ricorda tace o non viene considerato, che alcuni chiarimenti sono stati richiesti dalla Presidenza della Repubblica sulla presenza del requisito di urgenza. Forse anche a motivo che, per effetto del Dlgs. n. 93 del 2016, la spesa pubblica avviene ormai solo per cassa e non per competenza. Nel rispetto  di un tale vincolo è problematico trovare risorse per dare avvio a nuovi investimenti per le infrastrutture annunciate. A settembre il quadro tendenziale di finanza pubblica potrebbe “trovare un po’ di cassa” ma poco servirà o  niente per le nuove infrastrutture. Il “tesoretto”, che verrà contrabbandato per nuova liquidità, sarà invece  solo il frutto di spese non erogate e servirà per un altro film. Ma siamo sempre al cinema! Si spera che queste elucubrazioni siano smentite ma, a nostro avviso, riteniamo che siamo di fronte al solito pannicello caldo o ad un altro atto di magia contabile.


Prima di concludere  vorrei richiamare la vostra attenzione su un fatto singolare su come vadano le cose in questo nostro Paese. Mi riferisco a quanto dichiarato sul giornale il Fatto quotidiano dal professor Ponti che è il consulente del ministro per la valutazione dei costi benefici. Il professore trova la dichiarazione  del Suo ministro Toninelli, che ha annunciato idea di voler realizzare un nuovo collegamento ferroviario tra Catania e Palermo con un costo di 13 miliardi, poco meditata, se non dannosa. Questo iniziativa è aderente con il programma presentato alle Camere dal Ministro Toninelli che si era assunto l’impegno di voler “aumentare gli investimenti sulle tratte ferroviarie regionali”. 


Secondo il professor Ponti questa linea sarebbe inutile in quanto non utilizzata, perché l’utenza è destinata a diminuire nel tempo e quindi nel rapporto costi/benefici per recuperare i costi ambientali determinati dai lavori di cantiere necessiterebbe un secolo. Ma il professor Ponti lancia un giudizio politico a commento di tale annuncio, domandandosi se non vi sia qualcuno che pensi davvero di far sviluppare il Mezzogiorno con ferrovie costosissime e deserte? Ma addirittura chiedendosi se l’obiettivo del progetto non sia lo sviluppo della Sicilia ma la raccolta voti? Non ci esprimiamo nel merito ma è del tutto evidente che l’esperto non solo contraddice il Suo ministro  ma lascia pensare che l’obiettivo sia la raccolta di voti. (accuse di voto di scambio o una diversa valutazione?) Affermare che la situazione, se non fosse tragica, in tutta evidenza, sarebbe ridicola, come dicevo all’inizio è “fattuale”, per dirla come Vittorio Feltri, ben imitato da Crozza. Il problema reale è che non siamo al teatro satirico ma alla realtà economica del nostro Paese. I dati sulla nostra economia diffusi dagli uffici comunitari non sembrano essere così entusiasmanti sia per la crescita del Pil, sia per il debito pubblico che per l’occupazione.  


Noi abbiamo approvato il documento su quale siano le scelte per i trasporti e la logistica utili al Paese che le forze politiche dovrebbero portare avanti. Predisporremo sul sito una parte dedicata alle elezioni europee del 26 maggio e pubblicheremo le risposte ricevute in modo da fornire a tutti elementi di valutazione per le prossime elezioni alle quali è indispensabile partecipare informati.


Intanto segnalo che nella circoscrizione dell’Italia centrale è in lista con il partito dell’on.le Emma Bonino, “Più Europa” la nostra segretaria dell’ Umbria Carlotta Caponi. Avere una persona espressione diretta della categoria nel prossimo Parlamento europeo sarebbe una fortuna inaspettata. E Allora? In quella circoscrizione votare la candidata Carlotta Caponi è un investimento. Non esitino, dunque, gli operatori del trasporto e della logistica. Oggi una possibilità ed una opportunità esiste. Non lasciamocela sfuggire. 


Alla prossima.

09 maggio 2019