IL PUNTO di Paolo Uggè

Tanto tuonò che piovve. Sul Covid e la diffusione e sulle misure che il governo si appresta a decidere si sta scatenando un’ordalia di dichiarazioni, proposte di iniziative e decisioni che rischiano di divenire il colpo definitivo per l’economia del nostro Paese. Se non reagiamo il rischio di un nuovo lockdown non è così lontano. Si realizzerà la tanto decantata decrescita (in)felice? Ma le imprese e l’economia?

 

Leggiamo tanti interventi, anche di coloro che magari non hanno le competenze adeguate, (l’ultimo che ha espresso il suo parere è un fisico) che ipotizzano una riproposizione della situazione che abbiamo vissuto nel mese di marzo, anche se non ci troviamo nelle identiche condizioni. Solo ad un disattento non insorge il dubbio che sia in atto, allora, una manovra, estremamente pericolosa, avente forse obiettivi di altra natura.

 

Constatare le mancate risposte sul numero dei ricoverati (per motivi di privacy?) in terapia intensiva da parte di un noto professore esperto in materia, intervistato in una trasmissione televisiva, non può che sollevare altri interrogativi (forse il numero era irrilevante?). Leggere che solo l’1% (fonte Istituto Superiore della Sanità) delle vittime Covid ha un’età inferiore ai 50 anni e che solo 14 dei deceduti non avevano diagnosticate altre patologie di rilievo, lascia intuire che gli altri 74, la gran parte, ne soffrivano. Aggiungere che dal confronto tra chi è deceduto nei due trimestri marzo-maggio e giugno-agosto emerge come l’età media dei deceduti vada da 77,8 a 81,7 anni e che tra i deceduti risultino persone con 3 o più patologie, deve indurre a riflessioni. Desidero affermare con chiarezza che non sottovaluto l’oggettivo incremento dei contagi, che rammento non significa malati, ma ritengo che la nuova situazione sanitaria vada gestita adeguatamente, augurandomi che presto cessi lo stato d’emergenza. Contesto invece questa gestione di una comunicazione ansiogena che è ripresa alla grande. Dunque grande rispetto per le persone colpite ma altrettanto grandi dubbi sulle dichiarazioni e sulle notizie diffuse.

 

Possono trovare dunque argomentazioni a supporto le tesi di coloro che immaginano, forse a torto? Che sia in atto qualcosa di diverso rispetto alla sola pandemia. Recentemente ho letto un articolo che fornisce una lettura fortemente critica, rispetto alle recenti misure che prevedono sanzioni per chi viene trovato senza mascherine.

 

L’articolo sostiene che gli esperti delle forze armate nello studiare come poter mettere al sicuro i soldati da attacchi di nano particelle abbiano sentenziato che solo l’utilizzo di maschere di cemento o plastica speciale potrebbe fermare il passaggio di corpuscoli tanto piccoli ed i virus sono piccoli come le nano particelle. Risulterebbero dunque inutili le mascherine chirurgiche e similari? Possiamo allora affermare che la scelta, comprensibile, possa essere legata ad aspetti di natura psicologica, mi chiedo che senso hanno le sanzioni da 400 a 1000 euro per chi non le indossa o le dimentica? Il Governo conosce il valore dei soldi? Esiste la consapevolezza che, se applicate rigorosamente, molti cittadini potrebbero avere difficoltà ad arrivare alla fine del mese? Non sempre tutti tutori dell’ordine sono elastici nelle interpretazioni. Un conto è il rifiuto di indossarle un altro è la dimenticanza. Se poi vogliamo parlare delle “App immuni” e non si considera che per ottenerne l’applicazione è necessario essere in possesso di uno smartphone recente, viene da chiedersi se questi decisori operino con conoscenza di causa oppure no. Perché i media tacciono, invece, sul fatto che non si trovano le dosi necessarie di vaccini? Né si conosce quando saranno disponibili? Eppure da mesi si sostiene che per le categorie più a rischio sarebbe stata opportuna la vaccinazione. Un nostro operatore che si era attivato per acquistare dosi per metterle a disposizione gratuitamente per i propri dipendenti non è stato in grado di reperirle. Un esempio concreto di come la macchina abbia la necessità di revisione.

 

L’articolo, che ho preso a riferimento è titolato: sono pazzi o mascalzoni? Non entro nel merito e alla domanda non vorrei rispondere, ma le considerazioni di chi ha redatto l’articolo, forse un po’ crudo meritano riflessioni.

 

Ritengo infine porre l’accento su un fatto a mio avviso sottovalutato. Nessuno considera come la recente decisione sulla proroga dello stato di emergenza sia stata assunta da un numero di Senatori, inferiore alla maggioranza che è di 161, e di Deputati la cui maggioranza è pari a 316. Non sono così sprovveduto per sostenere che l’approvazione non sia avvenuta ma mi pare del tutto evidente che la proposta del Governo non abbia il consenso della maggioranza di chi rappresenta il popolo. Forse è un segnale sul consenso che la politica dell’Esecutivo raccoglie anche tra i suoi componenti.

 

Il senso della rappresentanza sta passando in secondo piano? Possibile che nessun uomo di partito che viva l’impegno politico come servizio e non come esercizio del potere abbia il coraggio di evidenziare questa discrasia su un aspetto che peraltro impatta fortemente con la salute e l’economia? Non ho trovato alcuna dichiarazione in merito. Forse sono stato disattento…..

09 ottobre 2020