IL PUNTO di Paolo Uggè

Ritengo ormai inutile parlare diffusamente ancora di Covid. E’ una realtà e molti hanno anche compreso come dietro gli annunci ansiogeni vi siano probabilmente altri obiettivi, tra i quali quello di spaventare i cittadini e di nascondere i fallimenti sui temi dell’economia. I fatti ed i numeri parlano da soli.

 

Questa settimana registra una buona notizia e riguarda la nomina di Fabrizio Palenzona a vice presidente di Confcommercio. Per noi della Fai, in particolare, ma per tutta la Conftrasporto, è una sicurezza e garanzia.

 

Alcuni mi hanno chiesto se la mia esclusione dagli organismi sia frutto di altre valutazioni che sono state in modo legittimo assunte. Non credo affatto.

 

A differenza di altri, ho avuto modo di dirlo anche nel mio intervento all’assemblea della Fai, “la squadra è più importante dei singoli” (la frase non è mia ma di Giovanni Falcone). La presenza negli organismi è in modo chiaro garantito dallo statuto confederale al mondo del trasporto e della logistica. Non importa che il gatto sia bianco o nero, l’importante è che prenda i topi. (Deng Xiaongping). Sono presente in Consiglio con gli amici Luigi Merlo e Stefano Messina; Fabrizio Palenzona invece è in Giunta ed in Presidenza. La realtà di Conftrasporto, dunque è ben presente. Questo conta.

 

Conftrasporto con la vice presidenza di Fabrizio Palenzona è sicuramente tutelata e consente a me di poter avere più tempo per seguire i problemi del trasporto. Aspetto che mi gratifica molto.

 

Mi scuserete se sono ricorso a questo riferimento personale ma alcune chiamate ricevute, interpretazioni che ho raccolto, del tutto non rispondenti alla realtà, mi hanno indotto a farlo. Onde non alimentare delle fantasiose e del tutto inesistenti ricostruzioni che ipotizzano rotture, ho preferito parlarne. Esiste una intesa che sarà rispettata e quindi non esistono problemi.

 

Affrontando questioni più serie debbo dire invece che aver ottenuto nel documento programmatico economico, inviato in sede comunitaria, sia stata espunta la riduzione della compensazione sull’accisa è un risultato che si è ottenuto grazie al lavoro di squadra portato avanti con la Confederazione. Questo ritengo conti di più della dietrologia.

 

Purtroppo non sappiamo ancora con certezza se e quando arriveranno le risorse che a livello comunitario sono state decise per rendere economicamente meno pesanti le conseguenze per le imprese, stante la situazione economica. Abbiamo dei dubbi notevoli soprattutto sul tema delle connessioni infrastrutturali che sono la vera condizione per dare una risposta concreta alla competitività del Paese. Qui siamo solo alla fase degli annunci di quanto si realizzerà.

 

Ciò che necessita al Paese sono opere ed interventi concreti e non ipotesi di progetti che, se esistenti, sono ancora in attesa del via libera da parte degli organismi competenti. Leggiamo prese di posizione da parte delle Autorità tirolesi preoccupanti sui ritardi relativi alla realizzazione del Brennero; la Tav non registra dei passi in avanti significativi, così la Gronda di Genova ed altre opere. Non bastano gli annunci. Il sistema dei trasporti non compie il salto di qualità necessario. Certamente l’attenzione della Gente e del Paese è oggi concentrata sul tema delle possibili chiusure (il che sarebbe il colpo finale) che dobbiamo però dire non è altro che il frutto di una reale incapacità a gestire una vera politica utile alla gente.

 

Certo che se chiudono le attività di ristorazione e si mettono in difficoltà i centri commerciali e chissà cosa altro ancora, l’impatto ricadrà sia sul mondo produttivo che sulle nostre attività. Quindi la logistica ed il mondo dell’autotrasporto sentiranno gli effetti delle ripercussioni negative. Altrettanto ci sembra folle l’attuazione di scelte che anziché favorire la mobilità la ostacolano. Viviamo nella cultura del divieto. Occorre aumentare i trasporti pubblici, far muovere il traffico e non realizzare corsie che diminuiscono la portata delle strade urbane o che introducono divieti delle zone a traffico limitato. Queste sono scelte che un amministratore di una comunità urbana dovrebbe conoscere. L’inquinamento, oltre tutto, con le code determinate dalla riduzione delle sedi stradali incrementa. Altro che zone a traffico limitato bisogna aprire.

 

Staremo a vedere gli sviluppi ma attenzione che la pazienza ha dei limiti. I segnali non sono tranquillizzanti ed i forconi anche se riposti possono sempre essere ripresi, soprattutto se non si forniscono certezze alle persone ed al mondo imprenditoriale che, continuando così, rischia di ricevere un colpo gravissimo.

23 ottobre 2020