

L’Italia non cresce: gli investimenti sono attesi in calo, i consumi sono deboli e con prospettive incerte.
I mercati finanziari restano calmi, ma il credito è in diminuzione e il petrolio più caro.
Le esportazioni italiane non sono brillanti, a riflesso della frenata del commercio mondiale, dovuta a dazi e incertezza.
L'Eurozona è in decelerazione nonostante la BCE espansiva, rallentano anche gli USA, ma la Cina evita la frenata brusca.
Commercio frenato da dazi e incertezza… Segnali di debolezza per gli scambi commerciali, secondo gli ordini esteri del PMI globale (49,4 a marzo). Ciò anche a causa delle conseguenze delle politiche protezionistiche: l’indice di incertezza globale è vicino ai massimi, con rischi al ribasso per l’economia.
…e l’Italia non cresce. Il PIL italiano nei primi mesi del 2019, come atteso, ha smesso di ridursi. Ma lo scenario a inizio 2° trimestre resta fragile e incerto. A gennaio-febbraio la produzione industriale è risalita, recuperando dal crollo di fine 2018, ma in gran parte per ricostituzione di scorte, facendo presagire una nuova flessione a breve. Anche il fatturato è risalito (+0,2% a febbraio), specie grazie ai beni strumentali. Preoccupa, però, il calo degli ordini industriali (-2,7%), soprattutto esteri. E a marzo il PMI è sceso ancora nella manifattura, in zona contrazione (47,4), pur salendo nei servizi.
Esportazioni non brillanti… Le vendite italiane di beni sono scese a febbraio (-1,2% in volume), dopo il rimbalzo di gennaio. Al di là delle fluttuazioni, l’andamento finora è quasi piatto. In calo l’export verso vari mercati extra-UE (Turchia, Medio Oriente, America del Sud) e in alcuni paesi UE (Polonia, Spagna). In accelerazione invece verso Svizzera, Regno Unito, Giappone. Le prospettive per i mesi primaverili sono fiacche, secondo gli indicatori sugli ordini manifatturieri esteri. Pesa l’indebolimento degli scambi mondiali e, in particolare, della domanda di prodotti italiani in Germania e Turchia.