

Le tensioni commerciali, il rallentamento della Cina e la persistente incertezza sulle modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione europea hanno continuato a ripercuotersi sull’economia globale. Gli scambi internazionali, in flessione dallo scorso autunno, si sarebbero contratti anche nel secondo trimestre; nel complesso dell’anno aumenterebbero, ma a un ritmo inferiore all’1 per cento, il più basso dal 2009. Nelle scorse settimane il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2019 e il 2020 in quasi tutti i paesi. In prospettiva la domanda globale dovrebbe beneficiare delle misure di stimolo messe in atto nelle principali economie, ma i rischi restano elevati; sono aggravati dall’alto indebitamento pubblico e privato in molti paesi. Nell’area dell’euro il forte calo dell’attività industriale, soprattutto in Germania, è stato finora parzialmente compensato dalla tenuta del settore dei servizi, che tuttavia sta anch’esso iniziando a mostrare segni di debolezza. Tra le maggiori economie, nel secondo trimestre il prodotto è diminuito in Germania ma ha continuato a espandersi in Francia e in Spagna. Se protratta, la contrazione dell’economia tedesca non potrà non estendersi ad altri paesi.
In Italia, dopo una crescita appena positiva nel secondo trimestre, l’attività economica dovrebbe essere rimasta pressoché invariata in estate. Il settore manifatturiero ha fortemente risentito, oltre che degli effetti negativi provenienti dal contesto globale, degli stretti legami produttivi e commerciali con la Germania; la sua debolezza dovrebbe essere stata compensata da una lieve espansione nel terziario e nelle costruzioni. Nelle indagini condotte dalla Banca d’Italia tra settembre e ottobre, le imprese hanno espresso giudizi sulla situazione economica e sulla domanda per i propri prodotti meno sfavorevoli rispetto all’inizio dell’anno.