

La commissione Europea lima al ribasso la crescita italiana che è prevista allo 0,3% nel 2020 e allo 0,6% nel 2021, precedentemente era stimata a 0,4 e 0,7 in percentuale. Le indagini sulle imprese mostrano infatti un lento avvio di anno e sono pronunciati i rischi ad ulteriore ribasso. Considerando il Vecchio Continente nel suo complesso la crescita rimane invece invariata, con passo lento e costante, anche se vanno sommandosi ai conosciuti motivi di preoccupazione quali la Brexit, i dazi e le tensioni geopolitiche, nuove incognite dovute all’epidemia di coronavirus che incombe in modo planetario e già si fa sentire su fondamentali settori economici dai viaggi al turismo, dal credito all’industria in genere, tanto che li esperti di S&P Global hanno snocciolato alcune previsioni, riducendo le stime di crescita dell’economia mondiale per il 2020. L’impatto atteso sul Prodotto interno lordo (Pil) globale per il 2020 è dello 0,3%. In dettaglio, “Stati Uniti ed Europa potrebbero vedere una minima riduzione della crescita, ma l’impatto massimo si registrerà in Asia Orientale”.
Dei rischi legati alle incognite dovute al coronavirus hanno parlato in settimana, oltre alla Commissione europea e all’agenzia S&P, anche con riferimenti più specifici per il nostro Paese, la Confindustria e il presidente della Corte dei Conti Buscema che all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha detto che in un quadro tutt’altro che confortante si sono ora innestati impulsi nuovi e in parte imprevisti, che sembrano riportare verso il basso le prospettive economiche: dalle tensioni geopolitiche agli effetti, difficili da stimare, del “coronavirus” sull’economia cinese e, di riflesso, su tutte le altre aree economiche mondiali.
Questa settimana sono stati pubblicati i dati sulla Congiuntura a cura di Confcommercio dove è detto che la paventata recessione (tecnica) dell’economia italiana potrebbe essere certificata già nel primo quarto dell’anno in corso. Produzione industriale, consumi e occupazione puntano tutti, e coerentemente, al ribasso.
Scrive l’Istat che nel complesso del 2019 la produzione industriale ha mostrato una diminuzione rispetto all’anno precedente, la prima dal 2014. Tra i principali raggruppamenti di industrie, la flessione è stata più marcata per i beni intermedi, meno forte per i beni strumentali. Un lieve incremento ha caratterizzato, d’altra parte, la produzione di beni di consumo e di energia.
Considerando l’evoluzione congiunturale dello scorso anno, si è registrato un aumento solo nel primo trimestre (al netto dei fattori stagionali), mentre nei successivi si sono avute continue flessioni, con un calo più marcato negli ultimi tre mesi dell’anno. Anche la dinamica tendenziale dell’indice corretto per gli effetti di calendario è stata negativa per quasi tutti i mesi del 2019.
Altro dato piuttosto allarmante per la nostra Italia è relativo alla popolazione. Nella pubblicazione sugli indicatori demografici, l’Istat scrive che al 1° gennaio 2020 i residenti ammontano a 60 milioni 317mila, 116mila in meno su base annua. Aumenta il divario tra nascite e decessi: per 100 persone decedute arrivano soltanto 67 bambini (dieci anni fa erano 96). Sono dati preoccupanti che richiedono attenta riflessione e una risposta seria della politica.
Per numeri, occupazione garantita e ricchezza prodotta le imprese del terziario sono ormai la componente più importante dell’economia nazionale. E con la frase “Non siamo la Cenerentola del Pil” il presidente di Confcommercio Sangalli intervenuto ad Arezzo per gli Stati Generali del Commercio, rivendica l’importanza delle imprese del commercio, turismo e servizi. Affermazioni suffragate anche dai dati presentati durante l’evento dal presidente di Format Reserch Pierluigi Ascani.
Questa settimana è stata presentata nella sede di Confcommercio Vicenza la ricerca “Scenari di cambiamento dopo l’avvento dell’ecommerce”, realizzata da Format Research per conto di Fnaarc, illustrata nello specifico dal responsabile dell’Istituto Pierluigi Ascani. Una serie di dati che dimostrano: “che l’ecommerce è più di un’evoluzione, è una metamorfosi, una sorta di cataclisma, che riserva però anche delle potenzialità”.
A Lucca, la società di servizi Sistema Ambiente in collaborazione con Format Research srl, ha svolto per la prima volta a gennaio 2020 un’indagine di customer satisfaction sui servizi di igiene urbana e pulizia delle città e ha presentato i dati questa settimana. È risultato molto elevato il livello di soddisfazione dei cittadini nei confronti del decoro urbano dei propri comuni. Da questa newsletter il link per consultare l’intera ricerca.