

Credo sia un fatto noto che quando si fermano le attività di trasporto si blocca l’economia e la vita di un Paese.
Questo dovrebbe indurre tutti, soprattutto nei momenti di crisi, a stare uniti e ad operare con raziocinio per ricercare il bene collettivo. Le paure si vincono con la testa e con il cuore. Le forme di egoismo e l’incapacità sono la strada per il collasso definitivo.
Il sistema produttivo ha fatto pressioni sul Governo per mantenere aperte le attività di produzione, anche se non indispensabili, ed il Governo ha adottato dei provvedimenti che vanno in quella direzione. Ora si stanno verificando due fenomeni. Le accennavo già nelle comunicazioni delle 12,30.
L’Austria sta facendo di tutto per ostacolare i transiti attraverso il proprio Paese e lunghe code si sono formate (clicca qui per il video che documenta le file). Forse gli automezzi pesanti non inquinano più? Il passaggio veloce degli automezzi pesanti non è portatore di virus. Invece il procedere a passo d’uomo produce solo incremento dell’inquinamento, tanto combattuto. Un automezzo di ultima generazione, se costretto a muoversi in colonna, inquina quanto un veicolo avente motorizzazione euro 0.
La lentezza dei controlli sembra lo strumento, individuato in questa fase, per contrastare i prodotti italiani e la nostra economia. La lunga fila di automezzi, non solo allunga i tempi di consegna ma determina ulteriori criticità, legate alle condizioni nelle quali si trovano uomini e donne che sono alla guida dei loro automezzi. Ma agli austriaci non sembra interessare molto.
Dove mangiano, dove si rifocillano dove effettuano il riposo e dove soprattutto riescono a soddisfare le esigenze fisiologiche?
Il secondo fenomeno è invece: abominevole, vergognoso e disumano e riguarda delle imprese committenti in Italia. Queste espongono cartelli con i quali impartiscono ordini ai conducenti sia su come si debbono presentarsi al carico e scarico (mascherine che non si trovano e noi ne siamo testimoni avendole richieste, anche a nostro carico, alla Protezione civile, senza peraltro aver ricevuto risposte; guanti monouso ed anche addirittura penne personali da utilizzare per scrivere sui documenti di viaggio). Ma quello che fa più schifo, oltre che essere indegno, e’ il divieto di utilizzo dei servizi igienici in caso di necessità per le camioniste ed i camionisti. A quelle persone indefinibili vorrei augurare una diarrea fulminante e invitarli caldamente ad: andare a fare in culo!
Una categoria con il proprio sacrificio garantisce all’Italia di non chiudere completamente e viene trattata in questo modo? Ma nessuno di chi rappresenta i committenti si sente in dovere di intervenire? E non vi è un rappresentante del Governo che richiami al senso di responsabilità questi individui indegni?
Noi cerchiamo di fare il nostro dovere ma non siamo in grado di garantire che non vi siano delle iniziative spontanee ed incontrollate, se nessuno vorrà e saprà fare le propria parte. Certamente la maturità e la sensibilità, sconosciuta ai “negatori di cessi”, indurrà comunque le persone raziocinanti ad impegnarsi per cercare di far garantire almeno i servizi di primaria necessità. Ma occorre la buona volontà di tutti, non solo la nostra.
Sto consultandomi anche con il presidente di Unatras, Amedeo Genedani per fare al meglio la nostra parte. Unicuque suum! (ad ognuno il suo) Ognuno però faccia la propria perché se questi fenomeni si innescano fermarli non è semplice, soprattutto se non si trovano interlocutori all’altezza in grado anche di mettersi in gioco.