

30 marzo 2020 – L’epidemia Covid-19, che in questi mesi ha rapidamente assunto dimensioni mondiali e della quale è ancora impossibile prevedere sviluppi ed effetti, è intervenuta in un momento in cui in Italia la fase di ripresa ciclica perdeva vigore, anche a causa del susseguirsi di una serie di eventi geopolitici (Brexit, dazi statunitensi) e congiunturali (rallentamento della domanda tedesca) che, a partire dalla seconda metà del 2018, hanno generato crescente incertezza nello scenario internazionale.
L’area dell’euro ha risentito del rallentamento del ciclo statunitense e cinese, accentuato anche dalla guerra tariffaria tra i due paesi. All’interno dell’area della moneta comune, le dinamiche eterogenee dell’attività nelle principali economie hanno determinato movimenti opposti nei differenziali di crescita dell’Italia: una riduzione nei confronti della Germania (a causa soprattutto della brusca frenata dell’economia tedesca) e un ampliamento nei confronti di Francia e Spagna.
Sulla posizione competitiva del nostro Paese ha influito, nella prima parte del 2019, un andamento del costo del lavoro più vivace rispetto ai tre partner europei (in particolare per la componente degli oneri sociali).