

Ormai nella fase 2 da una settimana gli italiani sentono il bisogno di normalità, di tornare a vivere e lavorare in modo sereno, ma se i numeri dicono che i contagi stanno diminuendo questo non vuol dire che si possa abbassare la guardia. Tutto deve essere fatto nel rispetto delle regole e della salute pubblica. Il punto è riuscire a trovare il giusto equilibrio tra la sicurezza per le persone e il bene per l'economia.
I danni gravissimi e irreparabili causati dal coronavirus in termini di vite umane sono stati quantificati ogni giorno con i bollettini della Protezione civile, che ormai mostrano una fase discendente della malattia. Più complesso è quantificare i danni economici. Nella Nota mensile sull’andamento dell’economia, l’Istat scrive: lo scenario economico internazionale, a causa del perdurare della pandemia di COVID-19 e delle relative misure di contenimento, continua a essere eccezionalmente negativo. L’impatto del COVID-19 sull’economia italiana è profondo ed esteso.
Il crollo delle vendite al dettaglio (Istat) è, scrive l’Ufficio studi Confcommercio: “Largamente atteso, ma non per questo meno inquietante, il dato sulle vendite al dettaglio conferma le anticipazioni dell’ICC (-21,8% congiunturale grezzo per i beni). In marzo, l’indice scende a un livello che non si osservava dal 2000”. E altrettanto emblematici sono i numeri relativi ai mercati di auto e moto, praticamente azzerati nel mese di aprile.
Format Research, con l’indagine per Confcommercio FVG di questa settimana (la scorsa settimana sono stati pubblicati i dati su Toscana e Firenze e a fine della prossima avremo quelli su Torino e provincia per Ascom Torino) ha mostrato come siano a rischio dalle sei alle novemila imprese regionali e 23mila posti di lavoro. In un Friuli Venezia Giulia in cui si contano oltre 77mila imprese extra agricole, di cui il 66% appartenenti a commercio, turismo e servizi, la crisi economica da coronavirus e del conseguente “lockdown” mette a rischio il 9% del valore aggiunto del terziario per il 2020, vale a dire 2 miliardi e 200 milioni di euro.
Maggiori informazioni, dati e analisi scientifiche saranno pubblicate il 19 maggio con l’uscita del prossimo OCF, Osservatorio Congiunturale Format Research, indagine continuativa, a cadenza trimestrale, effettuata su un campione statisticamente rappresentativo dell’universo delle imprese italiane, in questa occasione focalizzato sull’impatto della crisi sulle principali determinanti dell’economia del territorio: dal livello dei ricavi delle imprese al fabbisogno finanziario delle stesse, passando per il rapporto con le banche (domanda e offerta di credito).