

Lo scenario internazionale, specie per le gravi crisi politiche ed escalation di violenza in Libia ed Iran, dove i venti di guerra hanno avuto improvvise accelerazioni, è quanto mai incerto, anche, quindi, dal punto di vista economico e finanziario, come hanno dimostrato le impennate delle materie prime petrolio e oro. Nell’area Euro la crescita è a ritmi decisamente moderati, condizionata anche dalle deboli esportazioni. I principali rischi per lo scenario previsivo, riporta l’Eurozone Economic Outlook, sono legati alle tensioni tra Stati Uniti e Iran, mentre le tensioni sulla Brexit e sui contrasti commerciali tra Stati Uniti e Cina sono leggermente diminuiti.
In novembre, scrive Banca d’Italia nella pubblicazione Banca e Moneta, i prestiti al settore privato, sono cresciuti dello 0,1% sui dodici mesi. I tassi di crescita dei prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,3 per cento, mentre, si legge, i prestiti alle società non finanziarie, le imprese, sono diminuiti dell’1,9 per cento.
La produzione industriale, segnala l’Istat, mostra a novembre un lievissimo recupero dello 0,1% rispetto ad ottobre mentre, se si guarda l’anno, siamo ancora in calo dello 0,6%. Come sottolinea l’ufficio studi di Confcommercio, si conferma la stagnazione dell’attività produttiva dell’industria italiana.
Il dato più rinfrancate arriva dai dati sull’occupazione forniti dall’Istat: l'indice di disoccupazione resta al 9,7%. Il tasso di occupazione sale al 59,4% il valore più alto dall'inizio delle serie storiche dell'istituto di statistica, ovvero dal 1977. L’aumento congiunturale dell’occupazione è trainato dai dipendenti permanenti e da una rilevante crescita del tasso di occupazione dei giovani con 25-34 anni, mentre calano i lavoratori a termine e gli indipendenti. Sono progressi che fornirebbero maggiore ottimismo se fossero legati ad un aumento parallelo e sostanziale della produttività, che come abbiamo visto, non c’è.
È comunque interessante notare, a proposito di occupazione, i dati Unioncamere Excelsior secondo i quali a trainare la domanda di lavoro nel settore privato è soprattutto la ricerca di laureati.
La leggera ripresa dell’inflazione osservata a dicembre, scrive l’Istat, è imputabile principalmente all’accelerazione dei prezzi dei carburanti (una componente molto volatile del paniere), che hanno registrato un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi mesi. La crescita in media d’anno dei prezzi al consumo del paniere nel suo complesso (dimezzata rispetto al 2018), così come quella della componente di fondo, confermano la debolezza dell’inflazione che ha caratterizzato l’intero 2019. In questo quadro, i prezzi dei beni aumentano dello 0,4% mentre quelli dei servizi dell’1%.
Sono stati ben due italiani su tre, secondo l’indagine Confcommercio con Format Research, ad approfittare della stagione dei saldi 2019. I negozi di fiducia o abituali si confermano il canale di acquisto preferito, ma continua a crescere il web a cui ricorre il 21,3% dei consumatori (+2,4% rispetto al 2019).
E speriamo che gli italiani abbiano scelto per i loro regali anche i libri. Le piccole librerie, ma non solo quelle a giudicare dalle ultime notizie, sono un patrimonio sempre più a rischio. Sono 2332 le librerie e cartolibrerie che hanno chiuso i battenti in Italia fra il 2012 e il 2017. Sono bruciati 4596 posti di lavoro per la concorrenza del web e delle grandi catene. È un tema molto importante che si può approfondire leggendo l’intervista al Presidente dell’Ali Ambrosini, rilasciata il 31 dicembre scorso ad Avvenire e visibile.