

Con un decreto delle ultime ore (vedi QUI) il Governo ha posto delle restrizioni molto serie alla Lombardia e a 14 provincie, le più interessate dall’epidemia di coronavirus, dalle quali si potrà entrare e uscire solo per comprovati motivi di famiglia e lavoro. Nel resto d’Italia la chiusura delle scuole, la sospensione degli eventi, le partite di calcio a porte chiuse, la sospensione delle cerimonie religiose, per citarne alcune, sono misure che si rendono necessarie per la salvaguardia della salute dei cittadini.
Ma c’è un altro grave malato che sta peggiorando di giorno in giorno ed è l’economia, sia quella italiana che quella globale. Gli analisti sono costretti a rivedere al ribasso le previsioni per il 2020, non solo per la Cina e per le nazioni più colpite in questo momento, ma a livello mondiale, evocando perdite incommensurabili a livello planetario.
Nella Nota mensile sull’andamento dell’economia, l’Istat parla chiaramente di prospettive economiche internazionali che rimangono caratterizzate da rischi al ribasso condizionati dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria in corso che ha accresciuto le probabilità di un forte rallentamento. E l’Italia si affaccia a questa “fase di forte instabilità con livelli di attività che, nell’ultimo trimestre del 2019, hanno mostrato diffusi segni di flessione: nel quarto trimestre, il prodotto interno lordo ha registrato una variazione congiunturale negativa pari allo 0,3%”.
Come ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio alla nazione, “Il momento che attraversiamo richiede coinvolgimento, condivisione, concordia, unità di intenti nell’impegno per sconfiggere il virus: nelle istituzioni, nella politica, nella vita quotidiana della società, nei mezzi di informazione”.
Allora tutti noi, pur nelle difficoltà oggettive siamo tenuti ad osservare le norme imposte per il bene del Paese anche se ci sono alcune categorie per le quali queste risultano particolarmente gravose. Lino Stoppani, Presidente Fipe, scrive che “300mila imprese e un milione di lavoratori del settore, come purtroppo molti altri della nostra economia, sono messi in grave crisi da una situazione preoccupante affrontata con provvedimenti che non hanno precedenti nella storia repubblicana.
Le perdite stanno mettendo in ginocchio intere categorie e il mondo dei Pubblici Esercizi risulta particolarmente colpito da una gestione altalenante delle disposizioni che li riguardano direttamente e da una comunicazione che ha contribuito a generare confusione, incertezza e panico”.
Pur essendo solo marginale l’effetto coronavirus sulle vendite al dettaglio, in relazione al periodo preso in considerazione, la rilevazione Istat mostra una chiara situazione di stagnazione con le vendite che rimangono pressoché invariate a gennaio.
E a proposito di vendite, la paura ha spinto molte persone in queste ultime ore a fare incetta di prodotti nei supermercati e centri commerciali ma, come ha dichiarato la Presidente di FIDA Donatella Prampolini, “Non vi è nell’immediato il rischio di non reperire prodotti alimentari e i nostri lavoratori stanno garantendo questo servizio essenziale”.
E il mondo del credito sta facendo la sua parte. Abi e associazioni d'impresa aggiornano e rafforzano le moratorie per le PMI. È stato siglato un "Addendum" all'Accordo per il Credito 2019 con il quale viene estesa ai prestiti al 31 gennaio 2020 la possibilità di chiedere la sospensione o l'allungamento. La moratoria è riferita ai finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese danneggiate dall'emergenza epidemiologica.
È importante poi il generoso gesto del gruppo bancario Intesa Sanpaolo: con un’intervista sul Corriere della sera al Consigliere Delegalo Carlo Messina, mostra la sua vicinanza all’Italia e agli italiani dichiarandosi pronti a donare €100 milioni per affrontare l’emergenza sanitaria COVID-19 e erogare finanziamenti fino a €5 miliardi alle famiglie e imprese che devono affrontare problemi di liquidità per effetto del virus.
Siamo un Paese forte e volenteroso. Questo è e sarà un periodo duro e difficile, del quale saremo costretti a trattare ancora nelle prossime settimane, ma possiamo farcela, possiamo uscirene con forza e, riprendendo ancora le parole del Presidente Mattarella, “Possiamo e dobbiamo aver fiducia nelle capacità e nelle risorse di cui disponiamo. Dobbiamo e possiamo avere fiducia nell’Italia”.