

L’aumentata incertezza di natura geopolitica si sta ripercuotendo sugli scambi internazionali e sulla propensione agli investimenti. L’incontro di oggi avviene in un quadro economico che, nell’ultimo anno, è nettamente peggiorato anche a causa di questi rischi. Il prodotto mondiale e il commercio internazionale hanno registrato rallentamenti più intensi del previsto nella seconda metà del 2018. In Italia, dove l’attività economica ha segnato una flessione nello stesso periodo, ai problemi di natura congiunturale si aggiungono quelli strutturali, di cui ho più volte discusso in passato, e un significativo peggioramento delle condizioni di finanziamento del debito pubblico.
Nel nostro paese, come in altre economie avanzate, sono urgenti interventi volti a contrastare più efficacemente il rallentamento economico e l’aumento della povertà. Per creare opportunità di lavoro stabili, tuttavia, non basta un semplice sollievo congiunturale. Le misure tradizionali di tipo redistributivo devono affiancarsi alle riforme strutturali da anni al centro del dibattito. Occorre assicurare la stabilità finanziaria, avendo una strategia chiara e credibile per la riduzione, nel medio termine, del peso del debito pubblico sulla nostra economia.