

Il documento sottolinea che l'espansione economica non solo a livello europeo, ma anche mondiale, è in vistoso rallentamento e quindi la Banca centrale europea, riconoscendo che la bilancia dei rischi è orientata al ribasso, è corsa ai ripari con misure atte a sostenere la performance del Vecchio Continente e il ritorno dell'inflazione verso il target del 2%. Per quanto riguarda l'Italia il tema centrale è sempre quello del debito pubblico.
In uno studio contenuto nel bollettino intitolato "differenziale fra crescita e tassi di interesse e dinamica del debito pubblico" si sottolinea che l'Italia è l'unico paese dell'area euro che presenta un costo del debito pubblico superiore al tasso di crescita nominale dell'economia. Se il differenziale fra tasso di interesse e tasso di crescita è strettamente positivo come nel caso dell'Italia, è necessario un avanzo fiscale primario per stabilizzare o ridurre il rapporto debito pubblico/pil.
Quanto più alto è il livello di debito iniziale, tanto più elevato sarà l'avanzo primario necessario. Per contro, un differenziale persistentemente negativo implica che il rapporto debito pubblico/pil può ridursi anche in presenza di disavanzi primari di bilancio. Il focus della Bce sottolinea che nell'area dell'euro, "gli attuali bassi valori dei differenziali tra crescita e tassi di interesse sul debito pubblico non devono essere intesi come un incentivo a innalzare i livelli di debito, in particolare laddove i margini di bilancio sono limitati". Si legge nel bollettino: "Un debito pubblico elevato pone notevoli sfide economiche.
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