

Dall'intervento di Ignazio Visco Governatore della Banca d’Italia – Giornate di economia “Marcello De Cecco” Lanciano, 28 settembre 2019
Nel corso degli ultimi mesi i segnali di rallentamento dell’economia e di indebolimento dell’inflazione si sono invece intensificati. Le tensioni geopolitiche, incluse quelle relative alle tariffe sugli scambi commerciali, e la stessa forte caduta del commercio internazionale osservata negli ultimi trimestri hanno continuato a gravare sulla fiducia delle imprese, sugli investimenti e sulla produzione industriale. Si sono via via rivelate sempre più ottimistiche le valutazioni di coloro che un anno fa si attendevano che la debolezza dell’attività economica sarebbe stata temporanea e destinata a rientrare.
Il rallentamento è stato marcato per la produzione industriale tedesca (e in minor misura italiana), ma sarebbe ingenuo sottovalutarne la portata considerandolo uno shock asimmetrico. Il peggioramento della congiuntura nel comparto manifatturiero, se persistente, non potrà che ripercuotersi sugli altri settori dell’economia. Lo confermano le ultime informazioni, che indicano una moderazione dell’attività nel terziario in tutta l’area, e in particolare in Germania.
In una economia che rallenta non sorprende che l’inflazione sia rimasta su livelli assai bassi e ben al di sotto dell’obiettivo di una crescita dei prezzi al consumo nell’area prossima al 2 per cento; pur con tutti i margini di incertezza, le previsioni indicano che resterebbe debole anche nei prossimi due anni.
Vi è la necessità di contrastare il rischio rilevante che il rallentamento economico e la bassa inflazione si traducano in una riduzione permanente di quella attesa per il futuro o in un possibile riemergere della minaccia di deflazione. Le analisi della Banca d’Italia confermano questo rischio con molta evidenza, qualsiasi sia la misura di inflazione attesa utilizzata: hanno andamenti simili sia quelle derivate dai mercati finanziari, che pure potrebbero risentire di un eccesso di reazione degli operatori, sia quelle ottenute dai sondaggi effettuati presso i previsori professionali, le imprese e le famiglie.