

Nelle sue proiezioni macroeconomiche la Banca d’Italia vede al rialzo il Pil 2019 a +0,2%, con un graduale rafforzamento nel triennio a venire, dove, però potrebbero influenzare negativamente gli effetti della più accentuata debolezza internazionale. Non solo. In settimana Boris Johnson ha vinto in modo schiacciante le elezioni inglesi e non ci sono più ostacoli per la Brexit. L’uscita del Regno Unito dalla UE avverrà entro il 31 gennaio 2020, ultima data concordata nei mesi scorsi con l’Unione Europea. Ovviamente sarà un’uscita graduale. Dovranno essere negoziati nuovi accordi commerciali con i Paesi dell’Unione e si dovrà risolvere la questione dei tantissimi lavoratori, anche italiani, residenti da anni in Gran Bretagna che da cittadini comunitari assumeranno il ruolo di stranieri sottoposti a limiti di legge sull’immigrazione. Difficile dire, poi, quale sarà il peso reale sul Pil italiano. Anche se l’Italia non dovrebbe essere lo stato, secondo uno studio S&P, che risentirà maggiormente della Brexit, ci sono studi che prevedono, solo per il NodEst costi elevatissimi: il 15 dicembre Il Gazzettino, riportando uno studio Unioncamere, titola: “Il Costo della Brexit. In gioco 4 miliardi di pil del NorEst”. (QUI)
Indicatore affidabile dell’andamento economico sono i dati sul lavoro. Scrive L’Istat che nel terzo trimestre 2019 l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una crescita su base sia congiunturale sia tendenziale. Contestualmente, l’occupazione rimane pressoché invariata rispetto al trimestre precedente, in un contesto di calo della disoccupazione e dell’inattività. Specifica anche però, che dopo il rallentamento della crescita negli ultimi tre trimestri, gli occupati a tempo pieno tornano a diminuire mentre prosegue più intenso l’aumento del tempo parziale; l’incidenza del part time involontario è stabile al 64,0% dei lavoratori a tempo parziale. In pratica, analizzando i dati Istat, si vede che se nel 2008 gli occupati part time erano 3,3 milioni su 23,1 (il 14,3%) nel 2018 sono diventati 4,3 milioni pari al 18,5% del totale.
Per quanto riguarda fatturato e ordinativi dell’industria, scrive l’Istat che a ottobre il fatturato cresce per il secondo mese consecutivo in termini congiunturali, con un moderato miglioramento rispetto all’analogo segnale positivo del mese precedente. Resta, peraltro, negativa la dinamica complessiva degli ultimi tre mesi.
Se consideriamo i primi dieci mesi dell’anno rispetto all’analogo periodo del 2018, il fatturato complessivo è sostanzialmente stabile; nello stesso arco temporale, alla crescita per i beni di consumo è corrisposta una lieve flessione per i beni strumentali e una più marcata diminuzione per i beni intermedi e l’energia.
Sotto l’albero di Natale vince la tradizione, anche se sono tati molti gli acquisti anticipati a novembre. Secondo l’indagine Confcommercio-Format Research infatti, alimentari, giocattoli e abbigliamento sono in testa nella scelta dei doni. Salgono libri, e-book e trattamenti di bellezza. Per il 92% dei consumatori il budget previsto non sarà superiore a 300 euro. Per quanto riguarda il settore più specifico dei preziosi, i dati sono i dati per le vendite natalizie ipotizzano un andamento dei consumi 2019 pari o di poco superiore a quello dello scorso anno, secondo l’Osservatorio sul settore orafo di Federpreziosi Confcommercio affidato a Format Research
Il turismo è fondamentale nell’economia del nostro Paese e il FVG, dove ci sono oltre 9000 imprese che vi si dedicano, il comparto del turismo ha assunto sempre maggior rilevanza in termini di imprese attive sul territorio, assicurando un posto di lavoro ad oltre 33mila persone. Questi sono solo alcuni dei dati emersi dall’indagine realizzata da Confcommercio Fvg in collaborazione con Format Research e presentata nella sede della Regione giovedì scorso dal presidente regionale dell’associazione Giovanni Da Pozzo e dal direttore scientifico della società di ricerca Pierluigi Ascani, alla presenza dell’assessore alle Attività produttive Sergio Bini.