

Un’operazione di polizia nei confronti di un centinaio di imprese di trasporto con sede sociale in Lussemburgo ha portato in questi giorni alla luce episodi di illegalità diffusa con gravi violazioni delle norme sulla legislazione del lavoro. Più di cinquecento i conducenti coinvolti, per lo più provenienti da Paesi dell’Europa Centrale (Romania, Moldavia, Bulgaria, ex Jugoslavia) e disposti per poche lire a guidare anche 18 ore al giorno che, non appena venuti a conoscenza dell’indagine, hanno lasciato incustoditi gli automezzi loro affidati. Una trentina di automezzi con la documentazione non in regola sono stati recuperati anche dalla polizia stradale del Friuli che ne ha disposto il deposito in attesa di ulteriori sviluppi della vicenda. Il fenomeno, a quanto pare, sembra essere piuttosto esteso e vedrebbe coinvolte per ora solo alcune imprese italiane operanti sui mercati dell’Est che anch’esse si avvalevano, sfruttando la necessità di questi poveretti, di tali conducenti. Il costo del lavoro, si sa, è una componente fondamentale che concorre a formare la determinazione del prezzo del trasporto. E’ così, che potendo contare sull’interesse anche del committente, sempre alla ricerca del minor prezzo da pagare, autotrasportatori poco corretti mettevano in atto i comportamenti oggetto dell’indagine al solo fine di sottrarre i traffici ai loro concorrenti. Il gioco di aggirare le normative sulla legislazione del lavoro è stato segnalato da tempo sia a livello europeo che a livello nazionale. Una norma che consente di identificare il conducente con documenti probanti dovrebbe entrare in vigore a livello europeo. Alcuni Paesi, come la Germania, hanno già anticipato con un propri provvedimenti l’entrata in vigore delle disposizioni atte a esprimere simili episodi. L’Italia si è limitata ad annunciare un’azione di controllo mirata, attraverso pattuglie dedicate, ma temiamo che i controlli su tali fatti, eppure sapremmo fornire anche intenzioni precise, siano rimasti solo episodici. Cosa fare allora di fronte a comportamenti pericolosi che si stanno sempre più verificando? Conftrasporto ritiene non sia più sufficiente l’emanazione di norme che vietino simili iniziative. Occorre andare oltre ed istituire pattuglie dedicate al controllo specifico dei mezzi pesanti, composte da equipaggi bene a conoscenza sia alle disposizioni nazionali che europee. La seconda azione non più rinviabile è il coinvolgimento sulla corresponsabilità del caricatore. Nel caso in esame infatti i proprietari della merce si sarebbero ben guardati, se corresponsabili, dall’affidare i loro prodotti ad imprese di trasporti non in grado di dimostrare di operare nel rispetto delle regole. E’ necessario che tutti, ma soprattutto la committenza, prendano conoscenza del fatto che occorre sentirsi impegnati seriamente a garantire la sicurezza sulle strade. Molto spesso gli autori di comportamenti insicuri sono proprio quei conducenti che, o perché sono sfruttati o si autosfruttano, si ritrovano in condizioni non ottimali per assolvere un compito, quello della guida di un automezzo pesante, delicato che può avere ripercussioni sulla incolumità degli altri.