

A distanza di tre anni, dopo lunghe diatribe, il traforo del monte Bianco ha potuto riaprire ai mezzi pesanti. Indubbiamente occorre riconoscere l’impegno che il ministro Lunardi ha messo in campo per piegare le resistenze del collega transalpino che tentava con la politica del rinvio di mantenere in atto la chiusura ancora chissà per quanto tempo. Oggi possono circolare i veicoli pesanti al di sotto delle 19 tonnellate, dal 13 maggio quelli con più di 19 tonnellate, ad eccezione di quelli aventi più di quattro assi che potranno riprendere la circolazione dopo il 25 giugno.In talune parti del Paese si usa affermare che piuttosto che il nulla è accettabile anche il solo piuttosto. Non intendiamo andare contro a ciò che sembra essere un sentimento popolare diffuso, pur tuttavia riteniamo nostro dovere prospettare quelli, che a nostro avviso, rimangono i nodi importanti da sciogliere, onde evitare di ritrovarci, fra alcuni mesi, al medesimo punto di prima con una situazione ancor più difficile da gestire. Le necessità dell’economia nazionale erano state molto bene evidenziate dal nostro Governo che ha aperto la vertenza delle Alpi, non certo solo per dare soddisfazione agli autotrasportatori che protestavano ma per tentare di riaprire quelle vie di uscita ai prodotti italiani. Sugli sviluppi di tale vicenda le associazioni imprenditoriali, tranne quelli che aspettano siano gli altri a tirare fuori le castagne dal fuoco, come Confindustria che al di là di qualche comunicato stampa poco ha messo in atto, si attendono, nell’interesse delle imprese, nel breve periodo risultati certi e duraturi. La riapertura del tunnel del Bianco, come avvenuta, non rappresenta infatti la soluzione della libera circolazione delle merci garantita dai trattati internazionali ma solo la fase di inizio. Le richieste della categoria erano indirizzate ad ottenere date certe per la riapertura del transito a tutti i mezzi nei due sensi di marcia. E tale aspettativa non discendeva da valutazioni che disconoscevano il problema della sicurezza ma proprio dalla certezza che il tunnel, per testimonianza concorde dei tecnici più esperti, è oggi la galleria più sicura del mondo. Che senso ha allora impedire il passaggio di tutti gli automezzi? L’assurdo che si determina è di costringere ciò che è più sicuro nel mondo ad operare in condizioni menomate. E’ cosa nota invece che la soluzione del traffico alternato rischia di aggravare le condizioni di sicurezza e peggiorare le condizioni ambientali. Non esistono sui sistemi viari di adduzione al traforo i cosiddetti volani di accumulo e quindi è prevedibile la formazione di code di veicoli lungo le strade di accesso del tunnel. La riapertura inoltre, prevista dal mese di settembre nei due sensi di marcia, unica soluzione in grado di ridare la funzionalità completa, pare legata ad una ulteriore verifica, quindi non è certa. Il timore che qualche incidente possa verificarsi e precostituire il nuovo alibi per non riaprire è forte e le condizioni, riteniamo, ci siano tutte. Da qui allora la necessità che si riprenda con determinazione la questione dei valichi e si mantenga alto lo stato di vigilanza perché, non ne abbiamo la certezza, ma esiste in noi la sensazione che qualche evento, atto a richiudere nuovamente una via d’uscita essenziale per l’economia del Paese, possa sempre verificarsi. La risposta alla capacità del nostro Governo di tutelare gli interessi nazionali. L’autotrasporto, con attenzione, osserverà gli sviluppi in quanto, con buona pace di coloro che si accontentano del piuttosto, le imprese non possono permettersi giochi su questioni che toccano la sopravvivenza delle loro aziende.