E’ stata pubblicata sulla G.U. la direttiva n 2002/15/CE che detta le nuove disposizioni sull’orario di lavoro per il personale impegnato ad effettuare operazioni mobili nel settore dell’autotrasporto. Con la suddetta direttiva le autorità comunitarie hanno inteso stabilire le prescrizioni minime, da applicarsi in tutti gli stati membri, in materia di organizzazione dell’orario di lavoro, allo scopo di migliorare la tutela della salute dei lavoratori e la sicurezza della circolazione stradale. La nuova direttiva si applica esclusivamente ai lavoratori, definiti mobili, alle dipendenze delle imprese di autotrasporto. Risultano, per ora, esclusi i lavoratori autonomi per i quali si prevedono tempi più lunghi di applicazione. Per questi lavoratori infatti si stabilisce una verifica dopo due anni dall’entrata in vigore del provvedimento, che deve essere recepito dai singoli stati entro il 23 marzo 2003, prevedendone così l’applicazione, salvo le verifiche anzidette, nell’anno 2009. Una prima osservazione critica deve essere effettuata sulla dimostrazione della concreta volontà di realizzare condizioni di sicurezza sulle strade europee. Non v’è ombra di dubbio che uno dei fattori che concorre a generare comportamenti, non propriamente rispondenti ai criteri di sicurezza, sia la esasperata concorrenza che si manifesta soprattutto in una categoria dove le imprese hanno una dimensione monoveicolare. La decisione assurda di assegnare due tempi diversi per l’applicazione delle nuove normative definisce l’inconcepibile principio secondo il quale la sicurezza riguarderebbe solo i lavoratori dipendenti, che peraltro solitamente sono i meno indotti a comportamenti non rispettosi delle norme sulla sicurezza, sia per le tutele sindacali delle quali possono godere, sia per non essere direttamente interessati ai tempi di consegna. In Paesi, come il nostro dunque, dove la presenza del padroncino è particolarmente diffusa, secondo le illuminate menti degli organismi europei per ottenere l’entrata in vigore di un principio di civiltà, quale la sicurezza è, si dovrà attendere il 2009. Non comprendiamo questa logica e la contestiamo con forza. La Conftrasporto che chiede, da tempo, siano introdotte norme comportamentali fondate sulla sicurezza e che prevedano il coinvolgimento di tutti coloro che partecipano ad un operazione di trasporto, non può che segnalare, soprattutto ai commentatori dei troppi incidenti che si verificano sulle strade, l’inconciliabilità di tale direttiva con la forte domanda di sicurezza che proviene dai cittadini europei e chiedere loro una decisa presa di posizione contro una simile vergogna, perpetrata a livello europeo. Il risultato che ne emergerà sarà un inasprimento della concorrenza ma soprattutto la sostituzione del conducente dipendente con lavoratori autonomi. Si incrementerà così la polverizzazione, altro elemento che favorisce la disorganizzazione e quindi l’insicurezza, e si determinerà una sensibile riduzione nei livelli occupazionali. I principi della direttiva erano stati contestati dalle associazioni dell’autotrasporto in tempo utile ma, nonostante gli impegni assunti, il Governo italiano, in carica nella passata legislatura, votò, come risulta dagli atti della comunità europea, a favore di tale indecenza, lasciando ai soli Portogallo e Irlanda l’onere di contestare l’impostazione sopra descritta. Piacerebbe tanto che coloro che rappresentano gli interessi del nostro Paese a livello comunitario fossero in grado, prima di concorrere ad assumere decisioni di grande rilevanza, di conoscere le conseguenze delle loro scelte, anche perché queste finiscono per scaricarsi solitamente su ignari operatori che, anziché ottenere più semplicità, si trovano a dover affrontare situazioni di difficoltà per ottemperare, come nel caso dell’orario di lavoro e dei suoi dichiarati scopi di sicurezza, a disposizioni che non servono a nulla, se non a peggiorare l’esistente.