

Non vorremmo passare sempre per coloro che di fronte ad un evento drammatico fanno ricorso al:noi l’avevamo detto ma anche quello che si è verificato nello scorso fine settimana, anche se minimizzato comprensibilmente dagli esperti della società Autostrade, era largamente prevedibile. Nessuna responsabilità ovviamente può essere imputata ai gestori del tratto autostradale del tratto Firenze Bologna ma quanto ha generato l’interruzione al traffico in località Pian del Voglio non era un evento imprevedibile ma addirittura ipotizzabile. Nel 1996 in una fitta corrispondenza le associazioni dell’autotrasporto evidenziarono ai responsabili di Governo i rischi per la sicurezza, presenti su un tratto autostradale progettato per sostenere un traffico di 20mila veicoli giorno e che in quel periodo raggiungeva mediamente i 60mila veicoli giorno con punte di 80mila. In quel periodo si dibatteva nel Paese la necessità di realizzare rapidamente la variante di valico e i nostri ambientalisti, quelli per intenderci che stanno ora spargendo menzogne in concomitanza con la riapertura del tunnel del monte Bianco, organizzavano dibattiti tutti tendenti a dimostrare l’inutilità della variante di valico e sostenevano l’alternativa ferroviaria, salvo poi mobilitare un altro fronte contro il vero mostro di Firenze che altro non era che il super treno che doveva realizzare il collegamento di alta velocità con Roma. A distanza di sette anni, con le condizioni di traffico sicuramente peggiorate, non passa giorno che si registrano incidenti con lunghe code e sarà sempre peggio almeno fino a quando non saranno operative le prime concrete alternative, il primo campanello d’allarme è suonato forte proprio su quel tratto indicato dalle associazioni dell’autotrasporto come pericoloso all’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi. Nessuno ha mai smentito il dato fornito allora circa il rischio, per la stabilità dei viadotti, che si determinerebbe qualora tre automezzi pesanti viaggianti ad una velocità di 70/80 kilometri/ora contemporaneamente frenassero. Oggi un primo evento si è determinato e il tutto si è risolto con una lunga ed estenuante coda per migliaia di persone ma se si fosse verificato di peggio? Trincerarsi dietro le solite assicurazioni, pur se comprensibile, non può allora essere sufficiente.Occorre rafforzare l’azione che il ministro Lunardi, da tempo porta avanti per operare celermente affinché le opere riguardanti le infrastrutture siano realizzate con estrema tempestività, ed impedire che si ripresentino le battute d’arresto come quella verificatasi in questi giorni in commissione lavori pubblici del Senato. Si sono create le condizioni per ritardare, causa un emendamento presentato sempre da un ambientalista, un’opera in Toscana di grande rilevanza per la mobilità sicura per le persone. E’ necessario, allora, riproporre con forza il binomio infrastrutture uguale maggior sicurezza. Quanto verificatosi nei giorni scorsi a Pian del Voglio non può essere dunque minimizzato in quanto è un segnale preciso di quanto purtroppo inevitabilmente potrà ancora verificarsi se non si accelererà al massimo la realizzazione di opere indispensabili per la sicurezza dei cittadini e per lo sviluppo dell’economia del Paese. Le teorie strumentali di taluni ambientalisti di facciata sono state sonoramente punite dall’elettorato italiano e recentemente anche da quello francese. Si metta, dunque da parte la diplomazia e si intervenga, laddove si registrano episodi fondati su strumentali argomentazioni che impediscono all’economia del Paese di partecipare al mercato europeo, attraverso la consegna delle merci in tempo utile, perché siano rimosse le cause, determinate da parte coloro che hanno già fatto pagare agli italiani un costo troppo alto, di scelte politiche appartenenti ad un vetero ambientalismo esistente solo su certi mass- media ma non nel pensiero della gente.