

Combattiamo e osteggiamo da sempre tutte le forme di generalizzazione, non solo in quanto ingiuste e poco produttive , ma anche perché finiscono per coinvolgere in giudizi negativi anche coloro che non lo meritano.Non intendendo mutare atteggiamento, non ci lasceremo sfuggire ogni occasione per segnalare tutti quei comportamenti che finiscono per ingenerare momenti di scarsa considerazione e sfiducia nei confronti di tutti coloro, burocrati o politici, che, con le loro decisioni, concorrono a creare ostacoli, incomprensioni e costi nei confronti di tanti operatori italiani. Lo spunto viene dall’applicazione, anticipata da parte della Germania, di una norma giusta tendente a reprimere forme di abusivismo, elemento che concorre fortemente ad ingenerare fenomeni di insicurezza stradale. Le autorità tedesche, allo scopo di fronteggiare il fenomeno dell’impiego illegale di personale nel trasporto merci, hanno deciso di anticipare l’attuazione di quanto entrerà in vigore, in materia, dopo l’approvazione del regolamento Ce n 484/02. Le nuove disposizioni prevedono che il committente debba accertarsi che il trasporto venga eseguito da un operatore in possesso di tutte le autorizzazioni conformi, pena la comminazione di sanzioni pesanti (concetto della corresponsabilità). In particolare, qualora l’impresa faccia ricorso a personale conducente proveniente da paesi extra U.E., l’autista dovrà risultare in possesso di idonea documentazione (permessi di soggiorno e di lavoro) corredata da traduzione giurata in tedesco e certificata dall’autorità competente. I casi di violazione sono puniti, oltre che da sanzioni pecuniarie, anche con l’ interruzione del viaggio, fintanto che i documenti non vengano prodotti. Molte imprese italiane, stante la carenza di personale conducente esistente in Italia, (poi si parla di disoccupazione giovanile, un autista che opera in traffici internazionali percepisce retribuzioni che mediamente oscillano intorno ai 4/5 milioni al mese) sono costrette a ricercare, e con molte difficoltà grazie anche alle norme severe sull’immigrazione operanti anche nei confronti di coloro che posseggono un posto di lavoro, personale autista, proveniente dai Paesi extra U.E. Superata la non sempre facile ricerca ed effettuata, quasi sempre, la necessaria formazione, gli imprenditori effettuano le richieste agli uffici decentrati del ministero del lavoro addetti alla politiche e autorizzazioni per il lavoro ma, come recentemente avvenuto, in molti casi si vedono recapitare lettere con le quali gli uffici preposti affermano testualmente: codesta direzione provinciale non è competente al rilascio di certificazioni, non avendo emanato nessun atto autorizzativo in precedenza. A parte la singolare giustificazione, ciò che emerge è l’assoluta carenza di disposizioni coordinate e funzionali per mettere in condizione imprese italiane di poter operare all’estero, senza dover incorrere in violazioni a disposizioni esistenti. A meno che la possibilità che ogni ufficio decentrato della pubblica amministrazione si debba regolare a seconda del fatto che abbia emanato o meno in precedenza atti identici, appartenga alle nuove regole e criteri di funzionalità impartite, per meglio adeguare la macchina burocratica alle esigenze dei cittadini, tali comportamenti sono a dir poco ridicoli. Le aziende italiane, in tali condizioni, si arrangiano come possono e quando incappano in controlli, che all’estero si effettuano seriamente soprattutto nei confronti dei conducenti esteri, subiscono sanzioni e sopportano costi, grazie alla inefficienza e superficialità della nostra burocrazia o, peggio ancora, della incompetenza di coloro ai quali sono attribuite le responsabilità politiche.