

Altri problemi (ed in questo caso mi riferisco alla mancanza di un’attività di coordinamento ed indirizzo) sono sorti con il passaggio dall’ANAS alle Province di alcune tratte della rete stradale: gli adempimenti per ottenere le relative autorizzazioni dagli Enti proprietari delle strade si sono moltiplicati e spesso variano da provincia a provincia con enormi danni per le imprese esercenti tale attività, ed all’economia nazionale. Se a ciò si aggiunge che talune Regioni vorrebbero porre mano ad una propria legge che disciplini ex novo il trasporto stradale di cose ed altre addirittura emanare un proprio Codice della Strada, ci si rende conto dei rischi che si corrono, ove non si adottino immediatamente delle misure correttive. In pratica, l’autotrasporto di cose travalica l’interesse locale ed anche quello nazionale. Questo, essendo destinato ad operare su tutto il territorio dell’Unione, necessita sopra tutto di norme comuni che provengano da Bruxelles, uniformemente applicate su tutto il territorio della stessa. Di conseguenza, a nostro giudizio, occorre che il decentramento sia effettuato tenendo presente gli interessi che occorre tutelare. Così, se è conforme ai principi del decentramento, affidare agli Enti locali la disciplina dei trasporti che si esauriscono entro l’ambito del territorio di loro competenza, è controproducente demandare agli stessi l’esercizio di attività normative o regolamentari relative ai trasporti che travalicano i confini territoriali di competenza degli stessi. Per quanto riguarda la disciplina che ci proviene da Bruxelles, occorre che la stessa tenga conto anche delle condizioni in cui operano i singoli Stati, ponendo in essere opportune correzioni quando situazioni particolari ed oggettive lo impongono, mentre dovrebbero cercare di trattare in maniera uniforme situazioni analoghe: per esempio le regole che concernono i trasporti eccezionali ed il trasporto di rifiuti, dovrebbero avere una disciplina eguale su tutto il territorio dell’U.E., senza possibilità di elusione da parte dei singoli Stati. Non è concepibile che in Italia sia consentito, in taluni casi, trasportare più pezzi non eccezionali, mentre nel resto d’Europa è consentito solo il trasporto di un unico pezzo eccezionale, o che per trasportare rifiuti in Germania, le nostre imprese siano costrette ad iscriversi all’albo di quel Paese.