

I cittadini e gli operatori economici non possono essere lasciati in balia delle decisioni che talune prime donne della politica locale di tanto in tanto assumono sul delicato tema ambientale. Le misure che producono miglioramenti non possono appartenere all’episodicità ma devono far parte di un programma da svilupparsi nel medio periodo. E’ il caso di questi giorni della Lombardia dove, forse per nascondere le irrilevanti iniziative portate avanti su tale tema, gli amministratori lombardi hanno deciso di intraprendere la strada della misura che colpisce l’immagine collettiva e che consentirà, comunque vada, di potersi presentare all’opinione pubblica come i genuini difensori dell’ambiente. Le notizie diffuse sulle rilevazioni effettuate, per accertare i livelli di inquinamento nel corso della settimana, rischiano tuttavia di essere l’elemento di disturbo nel meccanismo predisposto da questi ricercatori del consenso. Sono stati sufficienti i mutamenti di clima, indipendentemente dal fatto che le misure restrittive fossero o meno in atto, per ricondurre le polveri, sotto il limite di salvaguardia, o l’innalzamento dei valori. Questo tuttavia non è stato sufficiente per sospendere le misure decise ai nostri amministratori che hanno preferito, per non bruciarsi la faccia, attuare sulle spalle di tanti operatori lombardi i loro inutili esperimenti, mantenendo in atto non solo i divieti per le autovetture ma anche per il trasporto merci. Alcuni dati non possono che indurre a riflessione. Secondo l’unione consumatori le responsabilità per le polveri sottili sarebbero da imputarsi al 50% agli impianti da riscaldamento; al 35% alle attività industriali; al 15% al traffico veicolare. La stessa Arpa ammette che il 40 % sarebbe imputabile ai soli impianti da riscaldamento. Aggiungendo la percentuale di competenza delle attività industriali, che permane anche nelle stime dell’agenzia regionale, emerge come il traffico non sia il vero elemento responsabile come invece si tende a voler far credere. Riconosceremo agli amministratori locali serietà nei comportamenti solo quando predisporranno un programma coerente che preveda interventi rapidi sia sugli automezzi pubblici, magari facendo ricorso a quegli accorgimenti tecnici in grado di ridurre le emissioni delle polveri, sia sugli impianti da riscaldamento; sia sulle attività industriali. (Speriamo che non venga la brillante idea di fissare i giorni alterni anche per le attività industriali o per il riscaldamento). Probabilmente poichè tali misure non consentirebbero a presidenti o assessori del traffico di ottenere gli onori delle cronache anche se, utili per raggiungere lo scopo, non vengono considerate Sarebbe inoltre interessante sapere le ragioni per le quali, in tutti questi anni, non si è mai voluto affrontare la questione della sostituzione dei veicoli adibiti al trasporto pubblico, vincolando i finanziamenti ai soli veicoli alimentati con da fonti meno inquinanti. Se tale comportamento fosse stato attuato non avremmo oggi in circolazione in Lombardia veicoli pubblici (6000) con una anzianità di oltre 15 anni. Crederemo alla vera volontà di affrontare il problema dell’inquinamento ambientale solo quando assisteremo a tali iniziative. Fino a quando i nostri amministratori continueranno, in competizione tra loro e sempre alla ricerca delle citazioni sui giornali, a coltivare la cultura del divieto senza considerare i danni che si determinano all’economia nazionale con gli assurdi e inutili divieti, non desisteremo dal denunciare all’opinione pubblica la colossale operazione mistificatoria e di immagine, utile a catturare qualche punto percentuale in più di consenso ma non a migliorare le condizioni di vita dei cittadini italiani.