

Troppo presto alcuni commentatori, probabilmente senza alcuna riflessione approfondita, avevano annunciato nei mesi scorsi il superamento delle ostilità da parte di alcuni paesi d’oltralpe rispetto alle opere necessarie per garantire sviluppo alla nostra economia. E’ bastata la semplice e solita promessa di realizzare il collegamento Torino Lione e l’ennesima assicurazione della realizzazione del corridoio n° 5 al di sotto dell’arco alpino per sentirsi soddisfatti e convinti d’aver superato ogni pericolo. Così purtroppo non pare essere. Una notizia, ripresa da alcuni giornali, pochi in verità, ha riportato la situazione in fase di stallo. Da parte francese infatti si è rilanciata l’idea della realizzazione di un asse a nord delle alpi che, secondo le assicurazioni fornite dagli stessi cugini transalpini, non sarebbe una alternativa all’asse trasversale a sud della catena montuosa, ma solo una infrastruttura aggiuntiva. Il dubbio che così non sia è tuttavia forte soprattutto quando si continua a constatare l’assunzione di iniziative tendenti ad introdurre ostacoli alla mobilità. Temiamo fortemente infatti che, una volta realizzata, si potrebbe riaprire la solita manfrina sul corridoio n° 5 che è vitale per gli interessi italiani. In tale contesto si inserisce l’annuncio in questi giorni, della decisione ipotizzata dal commissario ai trasporti U.E. Loyola de Palacio sulla tassazione delle infrastrutture, che contiene un pericolo gravissimo e ulteriore per la nostra economia. Obiettivo condivisibile della direttiva l’instaurazione di un sistema europeo che eviti distorsioni alla concorrenza. La previsione dell’individuazione di zone sensibili, inserita nel provvedimento, per transitare le quali si prevede la possibilità di introdurre incrementi del 20 % dei pedaggi, rischia di scardinare definitivamente il nostro sistema economico, finendo con il mettere fuori mercato le nostre imprese. Notizie dal fronte europeo annunciano la contrarietà sulla proposta del commissario da parte di Inghilterra e Germania. Speriamo che anche il nostro Paese assuma posizione analoga in modo rapido, onde non trovarci tra qualche anno a doverci piangere addosso. Non è un mistero per nessuno che le merci prodotte in Italia tutte le volte che debbono raggiungere i mercati europei devono forzatamente transitare per le Alpi. Così come dovrebbe essere a conoscenza di tutti coloro che rappresentano gli interessi nazionali di come i tentativi di creare ostacoli alla libera circolazione delle merci provenienti dal nostro territorio siamo in atto ormai da troppo tempo e si ripetano continuamente. L’Austria con gli ecopunti; la Svizzera con il contagocce; la Francia con le difficoltà introdotte ai valichi (Maddalena, Monginevro, Bianco) tutti segnali che attestano una intenzione coordinata e non troppo a noi favorevole. Se pertanto accetteremo, senza alcuna resistenza, l’introduzione di maggiorazioni per le zone sensibili ci troveremo con il costo del trasporto incrementato che verrà deciso dalla maggior parte dei paesi, collocati al di sopra delle Alpi e che sono nostri concorrenti. Il ministro Lunardi ha fino ad oggi impedito l’approvazione da parte del nostro Parlamento del protocollo trasporti redatto in applicazione della Convenzione delle Alpi. Ora, l’interesse nazionale lo impone, si rende indispensabile che sulla proposta dell’eurovignette, ipotizzata dal commissario europeo, vi sia, altrettanta fermezza.