

Al termine di una settimana convulsa e molto impegnativa per le situazioni, determinatesi in alcune zone del Paese per i blocchi attuati, ritengo doveroso ricostruire quanto avvenuto alla luce del fatto che la circolazione è ritornata al livello di normalità, nonostante le assicurazioni di ieri pomeriggio che il fermo sarebbe continuato.
Il fermo inutile e strumentale
Lo abbiamo subito definito in tal modo non perché non fossimo consapevoli delle difficoltà esistenti nel settore ed in particolare in alcune zone del Paese. La nostra preoccupazione non era certo quella di delegittimare persone, a differenza di altri, bensì quella di evitare di danneggiare degli operatori chiamandoli ad una iniziative di protesta senza alcuna possibilità di sbocco.
Diciamo subito che l’iniziativa ha generato in alcune zone del Paese, soprattutto del mezzogiorno, difficoltà causa blocchi che hanno di fatto costretto conducenti a lunghe code. (tutti gli automezzi che si vedevano nei filmati non erano di gente che voleva protestare ma lavorare). Da qui le notizie diffuse da organi di stampa che non hanno, nella gran parte, dato informazioni reali ma, purtroppo, come talvolta avviene, utilizzato la situazione per fare cronaca, senza entrare nel merito delle ragioni. Oggi l’autotrasporto è certamente più inviso ai cittadini ed al mondo politico di quanto non lo fosse ieri. E qualche irresponsabile parla di comportamento esemplare e ipotizza nuove iniziative a breve.
Come sia stato possibile che una realtà come trasporto unito, di scarsa rappresentatività, ( un mese fa proclamò un fermo di cui non si accorse nessuno) sia riuscita a determinare momenti di paralisi reali in alcune zone del Paese è evidente a tutti. Azioni, non sempre legittime e talvolta violente, che hanno coartato le libertà degli altri e disinformazione sui risultati raggiunti.
Alcuni fatti lo provano.
Del fallito fermo abbiamo già detto; la dichiarazione rilasciata giovedì nel pomeriggio da Maurizio Longo, all’Ansa che aveva assicurato che “ i camion comunque non lavoreranno”e quanto oggi tutti possono vedere con le strade piene di automezzi attestano la poca rilevanza dell’organizzazione, se non “rafforzata da interventi esterni ed estranei. Gli automezzi circoleranno anche per tutto il fine settimana, come da nostra richiesta, dal ministero.
L’altro elemento fondamentale è stata la presenza di persone che poco o nulla avevano a che vedere con l’autotrasporto che hanno operato al di fuori delle regole della civile convivenza. Gli arresti avvenuti in alcune zone del Paese, hanno dimostrato come nella proteste si siano inseriti dei soggetti malavitosi o dediti alla violenza .
Un altro elemento spicca ed è l’assoluta inadeguatezza da parte di chi è preposto ad assicurare il rispetto delle regole che non sempre ha dimostrato di fare il proprio dovere. Le risposte di alcuni tutori dell’ordine pubblico che sostenevano di avere disposizioni a non intervenire non può passare sotto silenzio.
Noi non abbiamo mai chiesto, solo chi non sa leggere o vuole solo alimentare odi personali lo può sostenere, di vietare o limitare la libertà di manifestare; abbiamo sempre sostenuto che il tutto deve realizzarsi all’interno di regole che garantiscono a chi non condivide, la libertà di non partecipare. Non viviamo sulla luna e nel passato abbiamo gestito altre situazioni simili per sapere come non si possano sempre controllare tali fenomeni. Proprio per questo però possiamo sostenere, non per nostra convinzione ma per segnalazioni dei nostri autotrasportatori, che erano gli episodi di coercizione a far funzionare i blocchi. Quando si sono garantite le libertà individuali e si è posto fine agli interventi intimidatori, la circolazione è ripresa.
Venendo al merito della vertenza e delle richieste, che abbiamo già avuto modo di commentare in modo tecnico, la domanda che comincia a circolare è relativa a quanto ottenuto. Come noi avevamo cercato di illustrare nessuna delle rivendicazioni è andata in porto tranne quelle che erano già state definite con il governo prima dell’inizio della vertenza. Nessuno si è accorto che aver inserito nel decreto legge la norma che strutturalmente consente il recupero degli incrementi di accise, significa di fatto una provvedimento calibrato sull’autotrasporto. Nessuno ha voluto dire che proprio in questi giorni, a testimonianza che le decisioni sul gasolio sono di competenza della commissione europea, in Spagna è stato annullato il recupero di 28 centesimi di accisa per gli autotrasportatori. Nel nostro Paese quello che si poteva fare è stato realizzato. (di certo non rinunceremo ad insistere per ottenere il recupero mensile, o altre soluzioni, ma non si può negare che un passo in avanti su questo aspetto sia stato effettuato).
Se, come avevamo detto, i risultati possibili erano stati raggiunti e che avevamo, a maggior garanzia della categoria, stabilito un tempo al Governo per rendere efficaci le norme concordate, perché si è deciso di coinvolgere tanti operatori in un sacrificio evitabile? Oltretutto chi sosteneva di tutelare in modo adeguato gli operatori del mezzogiorno, ha di fatto determinato il contrario.
Il fermo non omogeneo e poco evidente nelle zone del nord ha fatto sì che, soprattutto nei traffici internazionali, molte imprese del Sud abbiano perso appalti a favore di concorrenti esteri.
Noi comprendiamo le ragioni del malessere di molti cittadini ed operatori del Sud , particolarmente delle isole ma temiamo che siano stati “utilizzati” per altre ragioni da alcuni dirigenti in cerca di una visibilità personale e ben attenti ai propri interessi personali.
Sentiamo parlare di richieste di gestione di stalli in autoparchi o vediamo immagini di automezzi che sono riconducibili a leaders della protesta che caricano e circolano nelle giornate di fermo. Le abbiamo riprese anche noi sul sito.
Non sappiamo quanto le notizie siano reali e non ci sentiamo di escludere che gli automezzi che circolavano, mentre altri erano fermate ai blocchi, non rispondessero ad esigenze improcrastinabili di rifornimento, ma comunque anche questo contribuirà ad alimentare polemiche ed alimentare in modo evidente incomprensioni, in sostanza a dividere e ad indebolire la categoria soprattutto quella che era orientata a circolare.
La questione siciliana
Dalle notizie di stampa sembra che l’incontro con il governatore siciliano abbia prodotto l’impegno a dar vita ad un tavolo di confronto ed a mettere in funzione dei treni blocco. Forse qualche altro impegno è stato assunto ma non ci pare siano stati risolti nell’immediato i problemi del trasporto siciliano. Forse sarebbe stato meglio, questo è il nostro pensiero, evitare che improvvisatisi esperti sindacali che da anni promettono, in occasione di azioni sindacali, di risolvere una volta per tutte i problemi della categoria, innescassero tante aspettative che non potevano, così come richieste, dare risposte alle attese. Ma forse per loro era più importante utilizzare la critica per innalzarsi e sentirsi grandi ai propri ed agli occhi degli altri. Sono questi i comportamenti che offendono la dignità degli operatori siciliani non chi evidenzia le carenze di iniziative senza speranza.
Da domani si riprende il confronto
La speranza che chi governa il Paese si sia reso conto dello stato di evidente tensione in un settore che, piaccia o meno, è sempre più determinante per lo sviluppo del Paese deve indurre a cambiare passo per evitare il ripetersi di simili situazioni che se si estendessero a tutta la categoria metterebbe veramente l’economia in ginocchio.
Non sono dunque ammesse furbizie e cambiamenti di impostazioni. Quanto individuato deve essere portato avanti ed eventuali mutamenti devono venire da decisioni condivise e non certo unilaterali. Deve anche avviarsi il percorso che consenta di individuare interventi che possano trovare soluzioni a problemi oggettivi al fine di dare agli operatori la certezza che nel rispetto delle regole si possano creare le condizioni di poter stare sul mercato in modo da competere a parità di condizioni con l’imprenditoria europea.
Considerazioni finali
Tutta questa vicenda ha prodotto lacerazioni, aspettative deluse, indebolimento dell’immagine del settore, (certe apparizioni televisive a dir poco imbarazzanti dei leaders della protesta non hanno certo contribuito a dare l’immagine di una rappresentanza adeguata di una categoria di imprenditori che vogliono crescere e confrontarsi con i problemi del mercato) ma soprattutto danni alle imprese ed alle persone.
Come dimenticare che un collega, un uomo che ha creduto, in buona fede, alle ragioni di una protesta senza sbocco ha perso la vita. Una famiglia è rimasta senza un suo componente. Chi ripagherà questa perdita? Un momento di responsabile riflessione dovrebbe essere fatta da tutti, soprattutto dalla classe dirigente che deve sentire il peso di responsabilità così pesanti.
Un pensiero e una preghiera a suffragio dello scomparso e dei suoi familiari.
Cordiali saluti a tutti.
Paolo Uggè