

21/11/2019 – “Fipe ha avuto la grande responsabilità e il merito di firmare il primo Contratto collettivo di lavoro riservato ai soli dipendenti dei pubblici esercizi, della ristorazione commerciale e collettiva e del turismo – ha ricordato Stoppani nel corso del suo intervento – Il primo che ha introdotto il concetto di scambio tra produttività e salario, fondato sull'inderogabile principio che prima di redistribuire la ricchezza bisogna crearla”.
Un risultato essenziale per regolare i rapporti di lavoro all'interno del settore e che ha poi permesso al presidente di affrontare i temi più spinosi di natura sindacale, identitaria e di posizionamento della Federazione, quelli cioè che riguardano il fisco, il credito, il lavoro, il rapporto con la politica e il pregiudizio che, sui temi dell’evasione fiscale, pesa sul settore dei pubblici esercizi, nonostante questi siano fenomeni trasversali alla società.
“Non è accettabile – ha sottolineato il presidente – che nella relazione di accompagnamento al decreto fiscale si annoti di “un comportamento illecito diffuso in alcune categorie del commercio” quando oggi esistono strumenti di contrasto a questi fenomeni, come l'anagrafe bancaria, la tracciabilità dei pagamenti e l'incrocio delle banche dati, non attivati o mal utilizzati, ma non certo per colpa degli esercenti”.
Da qui le richieste al governo di ridurre le commissioni, fino ad azzerarle per i micropagamenti, e di dare finalmente avvio a una riforma fiscale che abbia come caposaldi la riduzione dell’aliquota Irpef e conseguentemente del cuneo fiscale sul costo del lavoro, e la soppressione del meccanismo delle clausole di salvaguardia legate all'aumento dell'Iva.
“Se non sono scattate nell'ultima legge di Bilancio – ha ricordato Stoppani – lo dobbiamo all'impegno qualificante della Confcommercio e in particolare a quello personale del presidente Sangalli”.