

“Chi ha la responsabilità non può delegare altri. Chi ha la responsabilità se la deve assumere. Forse dobbiamo chiederci, piuttosto, se non abbiamo creato un mostro di competenze, con i relativi passaggi, che si chiama burocrazia e che ovviamente impedisce di poter rispondere alle esigenze dei cittadini soprattutto nel momento del bisogno”. Queste le parole di Monsignor Rino Fisichella, presidente del Consiglio Pontificio per la nuova evangelizzazione. Nativo di Codogno, dove si è scatenato il virus, con poche parole ha inchiodato quei politici che, pur avendo delle responsabilità, non se la assumono favorendo così quella crescita di passaggi burocratici che finisce per non soddisfare le esigenze dei cittadini.
A chi si riferiva l’arcivescovo Fisichella? Non vi viene in mente qualcuno? A me sì!
Da tempo sosteniamo che con una situazione delicata e traumatica ci sarebbe voluta una classe politica in grado di affrontare le difficoltà e soprattutto di saper ascoltare coloro che conoscono le situazioni per poi assumersi la responsabilità delle decisioni. Così non è stato. Si è preferito ricorrere ad esperti e virologi che si smentivano tra loro determinando una situazione di estrema gravità. Come altro definire questo se non una fuga dalle responsabilità’?
Un dato è altrettanto evidente relativo al livello mediocre di una classe politica capace solo di ricercare il consenso con uscite pittoresche ma piene di niente. Anche questa contingenza ha concorso a mettere il popolo italiano in queste condizioni.
Governare significa saper scegliere ma, mentre in altri Stati i leaders si sono assunti le responsabilità anche di errori clamorosi (guardate il premier inglese li ha pagati di persona) ma che poi hanno saputo correggere da noi ciò che viene trasmessa è l’incertezza. Le popolazioni hanno la necessità di avere un riferimento e una guida. L’esatto contrario di quanto avviene in Italia.
Oggi si dice che il quoziente Ro oscillerebbe, dopo il calo di ieri, tra lo 0,2 e lo 0,5. Il che dovrebbe indurre il capo dell’Esecutivo ad essere più determinato e coraggioso. (Ho illustrato ieri cosa sia il fattore Ro). Invece assistiamo a dichiarazioni vacue e tutti siamo, come diceva Ungaretti nella poesia “Soldati, si sta come in autunno sugli alberi le foglie”. In attesa di conoscere quelle che saranno le decisioni che deriveranno dagli esperti o da personaggi che senza nessuna investitura popolare decideranno sulla pelle delle imprese e dei cittadini. Stiamo diventando “SudAmerItalia”.
Intanto le categorie iniziano ad organizzare forme di protesta. Non parlo della carnevalata che è stata prima avviata, poi sconfessata, dal solito personaggio che ha dovuto ricorrere ai ripari in quanto smentito dalla sua stessa Confederazione. Attenzione non sto dicendo che la situazione dei nostri operatori non sia critica. Del resto ne ho parlato più volte in queste settimane. Sto sostenendo che le modalità, visto le condizioni nelle quali si trova il Paese, debbono essere innanzitutto responsabili. Il che ci deve indurre ad avanzare proposte stimolando chi nell’Esecutivo segue i nostri problemi. Certamente non possiamo passare sotto silenzio che il rischio di iniziative autonome possano produrre la cessazione di servizi di trasporto. Ma un conto è mettere sull’avviso i decisori politici di un rischio reale, un conto è annunciare con comunicati che la decisone è stata assunta e che partirà dalla prossima settimana.
Ristoratori, negozianti ed altre iniziative sono annunciate per prendere posizione nei confronti di una politica ondivaga che non trova in Europa riferimenti simili.
In questa situazione occorre guardarsi da coloro che si comportano con sufficienza ma anche da chi, non avendo fatto granché nella gestione della crisi epidemiologica, prova ad intestarsi le battaglie di altri, che erano state criticate e definite avventuristiche quando erano state formulate (parlo del settore mare). Poi vi sono quelli che cercano di certificare la loro esistenza con articoli stampa (non ci vuole molto ad ottenerli i metodi sono noti) che oltre a fornire dati fantasiosi relativi alla loro rappresentatività rilanciano proposte già contenute nei tanti comunicati stampa diffusi da altre organizzazioni. Ecco questi sono quelli che sfruttando il lavoro degli altri cercano di dimostrare come tutelano la categoria. Il dramma è che esistono imprenditori che non lo hanno ancora compreso o se lo hanno capito si vedono costretti a partecipare ad un sistema che prima o poi li farà tornare al rango di sub vettori. Con la ripresa la ricerca del prezzo più basso esploderà e non saranno certo gli intermediari a dare tutela agli imprenditori del trasporto. Chi oggi cerca di attribuirsi il lavoro fatto da altri non avrà nessuna esitazione a preferire un operatore europeo che pratica il prezzo più conveniente. Il che è comprensibile la loro attività tende giustamente ad incrementare i loro utili. Non certo degli imprenditori italiani.
Paolo Uggè