

E’ ingiusta la campagna stampa scatenatasi, dopo il terribile incidente verificatosi nella mattinata di sabato 13 sulla autostrada A14, perché fondata su una sentenza di colpevolezza nei confronti del conducente, senza che la fase degli accertamenti sia stata completata e soprattutto perché tende solo ad innescare una campagna di criminalizzazione generalizzata non rispondente alla realtà dei fatti. Senza dimenticare di rivolgere un pensiero alle vittime dell’incidente e la partecipazione al cordoglio dei familiari è tuttavia corretto evidenziare alcuni elementi che contribuiscono a fornire all’opinione pubblica un quadro chiaro e fondato su dati certi. Il conducente del veicolo pesante circolava legittimamente in quanto non soggetto ai divieti di circolazione comunque. Le deroghe ai divieti di circolazione, previste per il trasporto merci, riguardano sostanzialmente tre categorie: le merci deperibili; le benzine; i trasporti provenienti dall’estero e dalle isole; ulteriori esclusioni sono consentite solo per comprovate esigenze, verificate caso per caso, dalle singole prefetture. Solo volendo considerare anche gli automezzi adibiti a pubblici servizi ed emergenze ci si può avvicinare dunque ai numeri forniti da taluni organi di stampa. Per quanto riguarda il coinvolgimento dei veicoli merci negli incidenti si deve osservare quanto segue: dal 1996 il traffico in autostrada è incrementato del 15,7% mentre il traffico dei soli veicoli industriali è incrementato del 23,2%. Ciò nonostante i decessi causati dalle autovetture sono passati da 4376 a 4144 (-5,3%); quelli dei veicoli industriali da 515 a 447 (-13,2%). Sul totale dei veicoli coinvolti negli incidenti verificatisi (411.000) quelli che coinvolgono i veicoli industriali sono il 6,9% pari a 28.408. Volendo ulteriormente scomporre tale dato risulta che il 78% dei veicoli industriali coinvolti appartengono alla categoria degli autocarri e non ai cosiddetti tir. Per quanto riguarda i decessi totali avvenuti (6.410), il 7%(447) vedono coinvolti i veicoli industriali con una riduzione di 68 unità. Questi dati ufficiali, resi noti dal ministero dei trasporti e dal CNEL , nella conferenza sulla sicurezza stradale tenutasi nel trascorso mese di luglio, rendono un quadro certamente diverso, rispetto a quello che purtroppo traspare da alcune prese di posizioni pubbliche apparse in questi giorni. Il vero elemento che determina la maggior insicurezza è, per la Conftrasporto, l’inadeguatezza delle infrastrutture, della quale sono responsabili tutti coloro che negli ultimi vent’anni hanno operato per impedire la realizzazione sia delle infrastrutture stradali, che ferroviarie, nel nostro Paese. Conftrasporto condivide, pertanto, la proposta del ministro Lunardi di realizzare la separazione del traffico pesante da quello leggero ma aggiunge, due ulteriori ipotesi indispensabili di intervento: la realizzazione di aree di sosta e di controllo e l’introduzione del principio di corresponsabilità nei confronti di tutti coloro che concorrono a realizzare una operazione di trasporto.Si tende così a prevedere per quei committenti, che imponendo tempi di resa incompatibili con le normative che concorrono a realizzare comportamenti riconducibili alla sicurezza, la corresponsabili negli incidenti che si determinano sulle strade. Tali normative sono già in vigore, con buoni risultati, in Francia, in Belgio, in Germania e sono indicate come obiettivo nel libro bianco dei trasporti approvato dalla U.E.