

Il verbale di intesa con il Governo ha dovuto registrare una defezione da parte della Fita/Cna, una organizzazione che aveva partecipato a tutta la trattativa. Le ragioni della mancata sottoscrizione dell’accordo sono sicuramente legittime e discendono certamente da una valutazione critica e oggettiva sui contenuti dello stesso. Conftrasporto diversamente ritiene che il percorso avviato possa portare a degli sbocchi positivi su tutti i quattro temi fondamentali intorno ai quali unitariamente era stata costruita la trattativa. Non esclude tuttavia che dalla costante verifica il proprio giudizio possa mutarsi anche in profonda insoddisfazione, se i punti inseriti nel verbale non saranno rispettati. Solo in quel preciso momento, di fronte ad una palese violazione di quanto sottoscritto, saranno intraprese le iniziative necessarie a tutelare la categoria. Conftrasporto non intende, dunque, associarsi a quanti ipotizzano che all’origine della mancata sottoscrizione vi sia un fine politico e rispetta le posizioni di tutti ma pretende che da parte di altri vi sia la medesima considerazione. E’ bene che tutti sappiano che gran parte delle soluzioni prospettate dovranno trovare soluzione nella prossima legge finanziaria; così come altre saranno vincolate a decisioni dei competenti organismi europei. Ma una certezza è altrettanto incontestabile con una settimana di fermo non si sarebbe potuto ottenere nulla di più. Quanto è stato prospettato è dunque un risultato che agli operatori del settore è costato nulla ma invece, per taluni aspetti, ha prodotto risultati immediati, per altri, impegni che presto saranno verificati. Queste le altrettanto legittime valutazioni espresse dagli operatori e dai gruppi dirigenti delle federazioni che fanno capo alla Conftrasporto. Il Governo ha sottoscritto una intesa e tale però deve rimanere. Modifiche a posteriori, anche se coloro che legittimamente hanno assunto una scelta diversa lo richiedono, non potranno essere accettate. Riteniamo queste logiche portatrici di elementi di divisione su questioni che non vanno a toccare gli interessi della categoria e che dovrebbero essere scartate a priori da un Esecutivo serio. Sulle contestazioni di merito un esempio per tutti: la proroga sulla liberalizzazione è stata ottenuta e pertanto dal luglio 2003 non si liberalizzerà. Affermare che non si è raggiunto ciò che si richiedeva è reale ma sostenere che così si andrà verso la liberalizzazione selvaggia non risponde ai fatti. Siamo inoltre convinti, che quando si ritiene un’intesa dannosa coerentemente si debba avere il coraggio di rischiare e di andare avanti fino in fondo chiamando la categoria al fermo. Noi lo facemmo, da soli, ma fummo inascoltati, da taluni derisi e dal Governo di allora successivamente isolati. Siamo però andati avanti e abbiamo affrontato l’isolamento, anche se ingiusto.Per questo oggi ci impegneremo perché per altri questo non avvenga anche perché i problemi della categoria riguardano tutti e, pur se esistono posizioni diverse, poiché sui concetti di fondo vi è condivisione dividersi sul fatto che si poteva ottenere di più, dimenticandosi che tutto è ancora in discussione e quanto ottenuto non è costato nulla, è come litigare sulla definizione di una bottiglia a metà che taluni vedono mezza piena o mezza vuota. E’ più importante lavorare tutti insieme per cercare di riempirla o separarsi su valutazioni e ipotesi solo per esaltare la propria diversità?