

Ci risiamo: con i primi freddi e con l’accensione dei termosifoni si ripresenta come ogni anno il problema dell’inquinamento e la schizofrenia, da sindrome ambientale che colpisce la gran parte degli amministratori locali, mette in moto la gara non per chi sappia trovare le migliori soluzioni possibili per fronteggiare una delle emergenze che affliggono i cittadini: la tutela dell’ambiente; ma per avere la palma del più veloce e feroce introduttore di divieti. Assistiamo così a quello che si può definire il festival del divieto dove si assumono anche le decisioni più strane, anche quelle che contrastano con la necessità di creare condizioni per un minor inquinamento, pur di soddisfare le esigenze emotive dei propri concittadini. Anche di quelle mamme che: continuano ad accompagnare a scuola i loro figli con le autovetture, perché il bambino non può con la cartella raggiungere l’edificio scolastico anche quando il percorso si riduce a poche centinaia di metri; insistono nel parcheggiare in doppia fila e, intanto che aspettano che il loro piscinin entri nella scuola, tengono rigorosamente il motore acceso.Naturalmente sono tra le più feroci a richiedere il rispetto dell’ambiente. Così vanno le cose! Ovviamente, il copione lo impone, occorre sempre ricercare il responsabile ed allora ecco che il traffico pesante diviene uno degli imputati maggiori di comodo sul quale scaricare le colpe dell’inquinamento atmosferico. Si emettono, allora, le ordinanze divieto, senza senso, che impongono le targhe alterne, anche per il trasporto merci ( ma l’alternativa per avere i prodotti freschi in tavola non esiste) e si continua così fintanto che la natura, con il vento o con la pioggia, non riconduce i valori all’interno della soglia di accettabilità. Le statistiche, a dimostrazione della saggezza dei molti amministratori locali che assumono tali decisioni si sprecano ed anche in questo caso la fantasia è certamente d’aiuto. L’associazione consumatori sostiene che il 50 % dell’inquinamento dipenderebbe dagli impianti da riscaldamento (perché allora le caldaie non vengano alimentate con il bio disel, energia altamente ecologica e che non richiede interventi significativi sugli impianti esistenti, rimane un mistero) e solo il 15% dal traffico; l’Arpa invece certifica che il 72,9% dell’inquinamento da Pm 10 è imputabile al traffico e addirittura il 50,2% al traffico merci (31,1% ai camion e il 19,3% ai furgoni). Una riflessione: ma gli autobus delle aziende municipalizzate che, secondo un altro studio presentato dall’assessorato all’ambiente del Comune di Milano alcuni anni fa avrebbero un potere di inquinamento pari a 2333 autovetture, non partecipano a determinare l’inquinamento? Altro mistero! Ancora una volta si vede non solo, dunque, come l’improvvisazione regni sovrana ma come non esista un progetto per combattere seriamente le fonti inquinanti. Di fronte all’emergenza si risponde con interventi utili, immediati ma soprattutto con programmi. Come mai in tutti questi anni non si è pensato di sostituire il gasolio, che alimenta gli autobus, con prodotti meno inquinanti? Oppure a dare un termine entro il quale tutti gli automezzi per le consegne debbano essere sostituiti con automezzi ecologici? ( esistono motori di nuova generazione, anche alimentati a gasolio, con potere di inquinamento molto basso). Perché non si interviene sulle altre fonti di inquinamento che producono particolato come: le caldaie civili o industriali; o sugli impianti di produzione di energia a combustibile pesante? Perché, infine, non si riconducano ad un autorithy gli interventi sulla mobilità che imponendo limitazioni alla circolazione finiscono per produrre congestione e maggior inquinamento? Comprendiamo che se volessero approfondire tali interrogativi tanti tutori dell’ambiente a tempo parziale si troverebbero in difficoltà. Serietà tuttavia impone a chi ha il compito di amministrare di decidere non in modo emotivo ma in modo sistemico e utile al bene della collettività.