

Erano numerosi i partecipanti alla manifestazione del No Day, tenutasi a Brescia domenica 9 marzo. Tema della tappa: trasporti; il rischio di restare ai margini dell’Europa. I leaders di riferimento delle associazioni e rappresentanti delle forze politiche e di Governo hanno fatto da cornice alla riunione che ha visto imprenditori del trasporto e del commercio schierarsi compatti per proclamare il loro No al referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Un centinaio di automezzi, con il logo del NO DAY, hanno simbolicamente fornito una visibilità tangibile della condivisione delle imprese del comparto all’azione di sensibilizzazione, decisa dalla Confcommercio, della quale Conftrasporto è parte integrante. L’iniziativa, incentrata sulla questione referendaria, ha affrontato in ogni città temi settoriali. Il referendum è infatti uno degli aspetti che incidono sulla competitività del sistema imprenditoriale italiano, ma non l’unico. Le imprese del terziario si trovano oggi a fronteggiare una serie di problematiche: dal federalismo allo sviluppo territoriale, dal dissesto ambientale al turismo, dalle difficoltà e potenzialità dei piccoli comuni ai rapporti fra banche e imprese, dal mezzogiorno alla legalità, dalle difficoltà del settore trasporti al costo dei servizi; che sono ancor più gravate dalla contingente crisi internazionale. Il mondo del trasporto merci, con i problemi che si trascina da tempo, rischia di ricevere il colpo definitivo, se il referendum proposto dovesse avere il successo, come auspicano i promotori. In tale quadro preoccupante sono state inserite, nel corso della vivace e partecipatissima assemblea di Brescia, le tematiche ancora irrisolte dell’autotrasporto, nonostante l’intesa che il Governo ha sottoscritto con gli autotrasportatori. Un accordo – ha sostenuto Palenzona di Conftrasporto – giudicato ancora positivamente dalla maggior parte degli imprenditori del settore ma che rischia di perdere la sua efficacia, causa una gestione trascurata e superficiale, che deve cessare, per evitare di fornire un immagine di disinteresse nei confronti degli operatori coinvolti. Un esempio per tutti: la mancata sottoscrizione, a distanza di oltre cinque mesi da parte del ministro dell’Interno, del decreto istitutivo della commissione sulla sicurezza stradale, elemento di grande importanza perchè avvia in modo coordinato una serie di controlli mirati, soprattutto nei confronti di conducenti stranieri che troppo spesso operano al di fuori della legalità, anche perché convinti di poter godere dell’impunità, grazie a controlli carenti. Un richiamo forte al Governo è emerso, dunque, dagli operatori del settore che si troveranno inevitabilmente fra poche settimane, di fronte alle difficoltà di carattere generale che si determineranno alla luce degli eventi in atto nel mondo, senza avere le neppure la certezza, come prevede l’accordo sottoscritto, che la fase di adeguamento alle condizioni esistenti in altri Paesi concorrenti si stia realizzando. La situazione in atto denuncia invece che: gli incrementi del prezzo del gasolio incidono in modo diverso tra i singoli paesi, tant’è che la differenza con il prezzo medio europeo ha raggiunto al 24 febbraio le 240 lire al litro; la soluzione sui maggiori costi che gli operatori sostengono per l’attraversamento delle Alpi, anche se occorre dare atto al Governo di essersi mosso con la determinazione promessa, è ancora tutta da delineare; e, da ultimo, il rischio che si voglia avviare la fase di restituzione del bonus fiscale, che costa circa 18 milioni ad automezzo di massima portata, unitamente all’avvio della liberalizzazione, senza che i provvedimenti concordati di rilevanza per il funzionamento del settore siano compiuti. Queste ragioni, affrontate nel corso dell’assemblea di Brescia, hanno dato il segno concreto di quale sia la situazione nel settore dei trasporti e rafforzano le ragioni perché anche gli imprenditori dell’autotrasporto si sono uniti compatti a manifestare il loro dissenso nella giornata del No Day.