

E’ in atto da tempo nell’autotrasporto, così come in altri settori, l’attuazione di fenomeni di terziarizzazione dei servizi di trasporto che stanno producendo tensioni e incomprensioni che sempre più, come verificatosi recentemente nel settore bisarche, finiscono con lo sfociare in manifestazioni di protesta. Gli operatori del settore, quelli preparati, da tempo hanno intrapreso la strada di offrire ai propri committenti servizi a valore aggiunto, consci del fatto che le future sfide che consentiranno loro di restare o meno sul mercato saranno giocate sui servizi di logistica e non più sulla pura e semplice vezione. L’operatore logistico non necessita tuttavia solo di strutture che possano gestire l’handling ma deve poter contare su forme di elasticità, le più ampie possibili, se vuole trovare le condizioni per realizzare la redditività necessaria a coprire gli investimenti effettuati. Per realizzare tale obiettivo a sua volta cerca la propria flessibilità sui cosiddetti lavoratori autonomi o sulle piccole imprese che effettuano solo servizi di pura vezione. In tale ulteriore forma di terziarizzazione non tutti mantengono, tuttavia, un comportamento corretto così spesso la ricerca di abbattimento dei costi non viene ricercata attraverso l’ottimizzazione ma attuando vere e proprie azioni di sfruttamento. Quando tali fenomeni divengono insostenibili da parte delle imprese di autotrasporto si registra una forte reazione, con azioni sindacali che producono la sospensione dei servizi di trasporto. Un ulteriore elemento viene ad essere coinvolto ed è quello della sicurezza. Non v’è dubbio che molto spesso, pur di mantenere il contratto dei servizi di appalto, gli imprenditori dell’autotrasporto attuano comportamenti non sempre virtuosi e che riproducono ricadute sui parametri di sicurezza stradale. Il Governo non può allora chiamarsi fuori ed assistere da spettatore inerte, in quanto in gioco finisce con l’esserci la vita di tanti cittadini. Ecco perché talvolta, come nella vicenda delle bisarche, è chiamato dalle parti per tentare di rimuovere situazioni che si sono determinate. In questa logica, appare evidente, il sistema non funziona e si finirà non solo per precipitare in una fase di forti tensioni sociali, con le rappresentanze dell’autotrasporto che verranno costrette ad aprire una fase vertenziale costante, ma per penalizzare l’intero ciclo produttivo. Per uscire da tale situazione occorrerà che le parti assumano la consapevolezza di quanto il sistema sia delicato e complesso e ricerchino alcune garanzie per tutelare non solo la sopravvivenza di tanti piccoli imprenditori ma quel che più conta la sicurezza dei cittadini. La positiva evoluzione può allora essere ricercata in una forma nuova di relazioni tra i soggetti interessati che parta dal concetto della qualità del servizio e dalla corresponsabilità di tutti i soggetti che concorrono a realizzare operazioni di trasporto, al fine di garantire condizioni di sicurezza per tutti. Non è facile ma si tratta di definire una volta per tutti se veramente si intende operare per garantire un mercato libero da vincoli ma delimitato da poche ed essenziali regole o se invece si debba far precipitare un settore, vitale per l’economia nazionale, nel baratro della liberalizzazione incontrollata, dove il più forte coarta il più debole, per il proprio interesse, e le conseguenze finiscono sullo scaricarsi su soggetti incolpevoli. Questa è la grande sfida che dovrà essere giocata nei prossimi mesi con il Governo che verrà chiamato ad un compito non facile. Per porre fine ad una logica perversa si dovrà assumere a riferimento un limite invalicabile, quello dei costi incomprimibili e non invece da quella del lucro ad ogni costo di intermediari capaci solo di realizzare il loro guadagno in base alla logica della variabile indipendente dalle esigenze delle imprese produttrici e di quelle degli operatori del trasporto.