

Giornata importante oggi. Attraverso i sistemi di collegamento informatico abbiamo potuto tenere la riunione del Consiglio nazionale Fai. Un momento emozionante che ha consentito a molti di rivedersi dopo tanto tempo, ricordare insieme Duilio Balducchi che ci ha lasciato e fare gli auguri di una pronta guarigione all’amico Angelo Sirtori.
Il dibattito ha raccolto preoccupazioni, risposte e suggerimenti su quanto si dovrà soprattutto fare nelle prossime settimane.
Un primo elemento che ho voluto verificare, lo avevo già anticipato, ma oggi ho il ritorno dei componenti del consiglio provenienti da tutte le parte d’Italia. I dati forniti dai presenti sono la smentita più reale a quella teoria lanciata in settimana da uno dei tanti “esperti” che aveva sostenuto sul Corriere della Sera la teoria, subito da noi contestata, che individuava nei “tir” i probabili diffusori del virus. Il parco che le nostre imprese hanno in disponibilità è di circa 100mila automezzi. Ebbene i conducenti contagiati sono stati circa una decina. Quindi certe tesi prima di essere diffuse dovrebbero essere meglio verificate. Il far passare i camionisti da “eroi ad untori” è una operazione inaccettabile e il consiglio Fai di questa mattina ha potuto smentirla sonoramente.
Vi è un altro aspetto fortemente emerso ed è quello del fallimento dell’operazione messa in campo da un Esecutivo, formato, tranne qualcuno, da incapaci ed inadeguati. Gente che non conosce cosa sia l’attività di un comparto decisivo per far viaggiare l’economia. Il fatto che abbiano dovuto far ricorso ad esperti molto probabilmente tutti lottizzati ne è la riprova.
Quali le necessità più urgenti? L’esigenza di liquidità è fondamentale. Ma questi che ci governano non hanno saputo altro che complicare le cose per fare un favore ai soliti noti. Le banche quando sono interpellate per i prestiti asseriscono di non avere ancora le indicazioni sulle procedure (se volete leggere le indicazioni fornite dall’Abi per richiedere i 25mila euro mentre in Germania li hanno accreditati a fondo perduto da tempo vi farete un’idea). Lo Stato intanto, chissà perché non è mai emerso sui nostri giornali, incassa sui prodotti petroliferi le tasse in ragione di un prezzo al litro per nulla rapportato all’abbattimento del costo al barile del petrolio. A questo si aggiungono i comportamenti di taluni committenti, non tutti per fortuna, che comunicano di non voler pagare i corrispettivi, per i trasporti effettuati nel mese di Gennaio. Insomma i prestiti non arrivano o tardano ad arrivare alla gente ed alle imprese, le compagnie petrolifere, pur in costanza di una riduzione delle vendite, cercano di recuperare sui prezzi praticati agli acquirenti (ma loro sono imprese private) la vergogna è uno Stato che incassa tasse non dovute e lesina sugli aiuti a chi ne ha la necessità. Così si stanno facendo fallire le imprese!
E’ evidente che la questione liquidità torna a divenire la chiave determinante. Le ipotesi di intervento sono diverse. Si fiscalizzino i contributi e l’Iva per i prossimi sei mesi; si emanino disposizioni per i tempi previsti per i pagamenti (chi non paga i fornitori non deve aver diritto ad interventi pubblici), si pubblichino in fretta i costi di riferimento per garantire la sicurezza ai cittadini nelle operazioni di trasporto, si anticipi la messa a disposizione delle risorse già finanziate per il settore. Potrei citare tante altre proposte emerse durante i lavori del Consiglio. Mi limito a queste che potrebbero già essere un bell’inizio.
Al di là della volontà o meno di proclamare un fermo generale dei trasporti, non condiviso dalla nostra federazione, anche se si sta facendo di tutto per indurci a rivedere queste posizioni responsabili, il rischio, già più volte segnalato, è che il Paese si svegli una mattina e non trovi gli automezzi per trasportare le merci. Il motivo è che le imprese non possono in tutta evidenza sostenere i costi relativi all’attività, non incassare le fatture sui servizi prestati e pagare le tasse. Un esempio per tutti: che Stato è quello nel quale si consente ad una Authority, quella dei trasporti, che è stata più di una volta sconfessata dai Tar, dal Consiglio di Stato e dalla stessa Corte Costituzionale, di perseverare nella richiesta di pagamento di una quota, all’autotrasporto non dovuta (vedere le sentenze). Perché non si registra un intervento da parte dell’Esecutivo che ponga fine a questo stillicidio? E’ così che “l’avvocato degli italiani” difende i propri cittadini che si ritrovano a subire ed a sostenere costi legali per far annullare richieste di quote non dovute?
Quanto emerso nei lavori del Consiglio nazionale, ad eccezione dei riconoscimenti sull’impegno profuso da parte della ministra Paola De Micheli, è un senso di profonda sfiducia in un Governo che è riuscito a creare condizioni di pre-fallimento per molti operatori e che, questo è grave, non comprende cosa si dovrebbe in modo semplice fare. Riaprire tutte le attività: dai centri sportivi, alle attività artigianali alle imprese ed a tanti cittadini che non ne possono più di essere tenuti prigionieri da politici che li hanno messi nei guai ed ora non sanno cosa fare. Ovviamente con le dovute attenzioni e precauzioni ma occorre che al più presto le attività, tutte, ripartano. E’ necessario che lo Stato faccia debito pubblico per rendere più rapida la ripresa, anche attraverso la concessione reale dei prestiti ma prevedendo tempi adeguati (anni, non mesi) per la loro restituzione ad un tasso adeguato, anche perché, sappiamo bene che attraverso la BCE e le garanzie dello Stato si possono dare direttamente alle imprese le risorse indispensabili ad un costo contenuto. Si può fare. Non lo dice Il presidente di una categoria in difficoltà ma un esperto, vero, come Mario Draghi.
Paolo Uggè