

Dopo la festa della liberazione speriamo inizi da lunedì la settimana che porta alla liberazione. Cosa lo decideranno? I dati oggettivi che emergeranno nei prossimi giorni o le interessate analisi di virologi ed esperti che spesso si contraddicono tra loro?
L’Italia che produce ha necessità di ripartire, pur con le necessarie e dovute cautele, ma deve ripartire tutta. Non può esserci un settore limitato ed altri più liberi. Chi rispetta le regole della sicurezza deve operare. Chi fa il furbo finisce in quarantena obbligata.
Non credo sia molto difficile da definire questo aspetto. Più complicata la ripresa finanziaria. Qui esiste una sola strada. Dare credito e liquidità alle imprese. Noi del trasporto siamo essenziali per la ripresa del Paese. Proprio per questo occorre dare certezze che chi effettua i servizi debba essere pagato, nel modo giusto ed equo ma diviene necessario che con alcune misure economiche (le abbiamo indicate da tempo) si possano ridurre i costi che gravano sulle imprese. Sospendere i contributi e le tasse per sei mesi e prevedere che nel volgere di dieci anni si debba rientrare non è un peso economico insopportabile. Rendere la corresponsione di finanziamenti automatica, come effettuato in altri paesi europei che tra l’altro stanno già ripartendo, non è impossibile. Le soluzioni esistono, quindi attuiamole.
Pensare dopo quattro settimane di tener sotto chiave categorie è un rischio nel quale non si deve incorrere. Il rischio di reazioni è sempre presente. Oggi la protesta dei sindaci che chiedono di essere coinvolti con una lettera inviata al governo; domani forse quella annunciata nel settore del trasporto, anche se credo che non ci sarà; poi la filiera delle costruzioni, ed i titolari di ristoranti; infine le diversificazioni delle misure attuate in alcune regioni. Tutto porta a credere che il rischio sfaldamento e del fai da te sia alle porte. Niente di più negativo o rischioso per il Paese.
Speriamo che prosegua il calo dei dati negativi e che questo induca l’Esecutivo ad introdurre aperture in modo razionale per tutti e con regole adeguate. L’elemento decisivo sarebbe quello finanziario. Su tale aspetto occorre trovare nuove risposte. Senza il trasporto il Paese sarebbe come un automezzo senza gasolio. Non si muove. Inoltre visto che in altre economie stanno riprendendo le attività esiste il forte rischio che i mercati serviti oggi dall’Italia divengano appannaggio dei paesi concorrenti.
Ecco perché ritengo che più che virologi o esperti occorra il coinvolgimento delle rappresentanze dei corpi intermedi, anche in questo caso individuando chi ne ha la reale rappresentanza e non generalizzando. Non è coinvolgendo una rappresentanza confederale dell’industria che si ottiene un quadro preciso, ad esempio sui trasporti. Le competenze settoriali vanno, pur nel loro complesso, tutelate da chi conosce le specificità dei singoli comparti.
Paolo Uggè