

Lentamente riprendono le attività e sono momenti estremamente delicati. Alla fine della settimana si saprà se abbiamo invertito la rotta che questo stramaledetto virus ci ha imposto o se dovremo ancora soffrire. Come dicevo ieri i nostri uomini di Governo sono nella più totale confusione e continuano a lasciare spazio ai cosiddetti esperti e virologi che dissertano su ciò che è il nostro futuro. Non consentiamoglielo più.
Forse è la giusta punizione per il il disinteresse colpevole di tanti italiani per aver generato un mostro che ci sta distruggendo. Pensando di punire una classe politica, che non aveva certo dato grande prova di sé, una gran parte di noi ha consentito che il verbo “dell’uno vale uno” prendesse il controllo del Parlamento. Ora il Paese ne paga le conseguenze.
Il teorema “dell’uno vale uno” è come affidare la guida di un automezzo di 46 tonnellate ad un bimbo di dodici anni. Chi di noi lo farebbe? Oppure se l’impianto elettrico non funzionasse chi di noi chiamerebbe un falegname? Ma se “uno vale uno” così è. Oggi il Paese avrebbe la necessità di una classe politica che sappia governare che significa affrontare questioni complesse. Noi abbiamo chi conosce a mala pena l’italiano.
Se si continuano a dare sostegni ai singoli cittadini si potranno risolvere i problemi dell’immediato ma non per molto. Nelle difficoltà economiche occorre far ripartire il lavoro e le imprese; non fare l’elemosina che ha un profondo senso solidaristico ma alla fine ci porterà nel baratro.
Intanto l’Unatras ha avanzato al Ministro le richieste che erano state definite nella scorsa riunione e aspetta le risposte che erano state annunciate. Lo continueremo a sostenere fino alla noia. Se non si darà liquidità alle imprese nel prossimo autunno, sperando di arrivarci, avremo scontri sociali drammatici nelle strade e non saranno certo dei dilettanti allo sbaraglio a portarci fuori. Oggi il pifferaio magico ci sta guidando verso il burrone e noi vi precipiteremo dentro e faremo la fine che quella storia ci ha tramandato.
Intanto a livello comunitario abbiamo preso contatti per cercare di sostenere alcune questioni essenziali per le nostre imprese. Troviamo comprensione ed attenzione ma spesso ci sentiamo rispondere che se da parte del Governo non si assumono iniziative le questioni restano tali.
Noi però abbiamo un dovere che è quello di combattere fino in fondo la nostra battaglia. Non ci lasceremo vincere dalle difficoltà e tutti insieme ci impegneremo per riuscire a sostenere le nostre imprese. Occorre l’impegno di tutti e l’umiltà di voler comprendere che solo la solidarietà vera, che tiene conto di tutte le esigenze, potrà essere la carta sulla quale cercare di costruire il nostro futuro.
Utilizzando le parole del grande Don Lisander (il Manzoni) potremmo rievocare un altro 5 maggio del 1821 nel quale: la terra percossa e attonita, orba di tanto spiro affidò ai posteri l’ardua sentenza. Allora l’ode trattava di un imperatore oggi il nostro futuro da un “Conte”. Non credo nobile. Riprendiamoci allora il nostro futuro. Le imprese questo si aspettano da noi.
Paolo Uggè