

Dati estremamente interessanti quelli che il presidente di Confcommercio Sergio Billè ha presentato a Bruxelles la scorsa settimana dai quali emerge una situazione insostenibile per l’economia del Paese. L’economia italiana è compressa nella sua espansione dai trasporti che sono sottoposti a tre svantaggi competitivi: a)l’attraversamento delle Alpi; b)problemi di saturazione delle capacità dei valichi; c)costi di esercizio per kilometro più elevati. Gli oneri aggiuntivi per gli autotrasportatori italiani, stimati dal CSST, centro studi sui sistemi dei trasporti, mediamente pari a 150 euro per viaggio, procurano un aggravio totale dei costi, dopo la chiusura del tunnel del Bianco, pari a 1500 milioni di euro all’anno. Se le imprese di autotrasporto risultano penalizzate non di meno colpita risulta l’intera economia del Paese che rischia di essere estromessa dai mercati europei, stante l’impossibilità di raggiungere in tempo utile i mercati europei, alla luce del fatto che non esistono altre vie di comunicazione in grado di soddisfare i bisogni della domanda al di là del trasporto stradale.Sarebbe importante che tutti coloro che amano fomentare campagne stampa contro gli odiati tir si rendessero conto di quella che è un esigenza primaria della nostra economia. Senza l’esportazione delle merci non è solo l’autotrasporto che entra in stato di crisi ma anche le imprese produttrici le quali, una volta persi i mercati, saranno costrette a procedere alla chiusura degli stabilimenti. Il tutto avverrà con buona pace dei nostri ambientalisti di mestiere, che sono poi coloro che pretendono di trovare prodotti freschi e di difendere i livelli occupazionali, ma che non smettono mai di contrastare il mezzo attraverso il quale oggi, e chissà per quanti anni ancora, le merci nel nostro Paese si muovono, consentendo all’economia di svilupparsi e ai cittadini di poter soddisfare le loro necessità. Il Governo italiano, in questi giorni ha recepito la dimensione del problema ed ha avviato una azione forte nei confronti dell’unione europea, con prese di posizioni assunte anche attraverso il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. I dati forniti dal CSST testimoniano che con una crescita del 2,5% la saturazione dei valichi si realizzerà nel 2009; ma comunque nel 2005 si determineranno crescenti problemi di saturazione della rete stradale. Nel caso la crescita del P.I.L. fosse maggiore la fase di blocco si verificherebbe prima e, comunque molto prima del 2015, anno indicato dallo stesso commissario europeo Loyola De Palacio, come momento nel quale la prima infrastruttura ferroviaria si andrà a realizzare. Diviene, dunque, una scelta obbligata quella di affrontare l’emergenza trasporti con rapidità e con chiarezza di idee e soprattutto senza tener conto delle proteste, magari costruite ad arte, di taluni ambientalisti che, in previsione della riapertura del monte Bianco, già stanno fomentando la cultura del divieto anziché anteporre le ragioni dello sviluppo, del benessere e della piena occupazione. Per quanto riguarda l’autotrasporto ci sentiamo di lanciare una proposta al Governo, innanzitutto, ma anche alle realtà associative interessate. I dati testimoniano uno stato di crisi evidente del settore, che oltretutto finirà per essere messo definitivamente in ginocchio dalla richiesta che il Governo dovrà attuare per il recupero del bonus fiscale. Rappresentare al Governo l’esigenza di portare a livello europeo la richiesta del riconoscimento dello stato di crisi del l’autotrasporto italiano, potrebbe essere la chiave di volta per determinare condizioni di recupero per tante nostre imprese che, continuando così le cose, ben difficilmente potranno restare sul mercato.E’ una proposta azzardata? Può darsi; ma è un nostro preciso dovere almeno quello di tentare.