

Sembrano legati da un filo comune i due grandi temi intorno ai quali si sta sviluppando il confronto tra il Governo e le associazioni di categoria in queste ultime settimane. La vertenza delle Alpi e il recupero del bonus fiscale rischiano in concreto di essere gli elementi che, anziché far aprire le ali delle nostre imprese di trasporto per consentire loro di volare nell’ampio cielo del mercato europeo, le conducano verso una fine ingloriosa. Un fatto positivo va registrato ed è che nei comportamenti del Governo sembra finalmente essersi fatta strada la consapevolezza che, oltre ad essere uno stupendo scenario naturale, le Alpi rappresentano un ostacolo allo sviluppo dell’economia del nostro Paese. Non più dunque un problema al quale devono fare fronte le sole imprese di trasporto ma una difficoltà all’intero sistema Paese.Prima di noi lo hanno ben compreso i Paesi nostri concorrenti che, favorendo scelte politiche tutte tendenti a generare difficoltà, attraverso la costante messa in atto di ostilità alla mobilità delle nostre merci, hanno precostituito quelle condizioni che, nel tempo, determineranno la marginalizzazione della nostra economia. Il Governo sembra però aver intrapreso la scelta giusta ed è riuscito, proprio recentemente, ad ottenere dagli organismi comunitari il riconoscimento delle oggettive penalizzazioni del sistema economico italiano. Su tale delicata, quanto importante questione, stupisce il totale disinteresse della Confindustria che, a differenza del presidente di Confcommercio Sergio Billè, molto attivatosi per dare impulso ad azioni tendenti a rendere centrale il delicato aspetto della mobilità delle merci nella politica europea da parte del nostro esecutivo, ha preferito, come chi preferisce guardare, anziché la luna, il dito, puntare tutto sulla battaglia all’articolo 18 , creando problemi non indifferenti al Governo e alla pace sociale. Sicuramente avrebbe avuto un impatto positivo più rispondente agli interessi del Paese una comune azione di stimolo e di sostegno nei confronti del Governo, impegnato nella vertenza alpina, per indurlo, dopo le enunciazioni, a dare vita ad una azione concreta atta a produrre provvedimenti a sostegno della nostra economia, provata dagli oneri derivanti dall’attraversamento delle Alpi. E’ in questo quadro che: nonostante il perdurare dello stato di difficoltà che ha prodotto danni per più di ottomila miliardi; la riapertura bidirezionale del tunnel del Bianco sia ancora incerta; il Governo si appresta a richiedere alle imprese di autotrasporto il recupero del bonus fiscale. Sembra questo un controsenso perché, mentre da un lato si constata che non sussistono le condizioni di pari opportunità, dall’altro si pensa di richiedere ad un settore, del quale si è più volte riconosciuto lo stato di crisi, l’applicazione di una sentenza europea, in nome di una distorsione della concorrenza che le imprese italiane avrebbero creato alle loro concorrenti. Se è indispensabile dare applicazione a disposizioni europee è tuttavia altrettanto necessario che si operi perché in Italia siano eliminate prima quelle distorsioni concorrenziali che colpiscono tutta la nostra economia. Anche gli euroburocrati devono farsene una ragione e comprendere, come sostiene un vecchio proverbio genovese, che succhiare e soffiare non si può.