

Se da un punto di vista politico è stato un successo l’Incontro di Singapore che ha visto i leader degli Sati Uniti e della Corea del Nord stringersi la mano in un accordo di pace che prevede la denuclearizzazione del Paese Asiatico, continuano le fibrillazioni nel commercio internazionale con il presidente USA Donald Trump che persevera nella politica dell’imposizione dei dazi destando gravi preoccupazioni a livello economico mondiale.
L’idea di un rallentamento dell’economia italiana viene fornita da alcuni dati di questa ultima settimana.
In Fatturato e Ordinativi dell’industria l’Istat scrive che la moderata crescita di marzo e aprile non basta a invertire la tendenza di breve periodo del fatturato che, nella media degli ultimi tre mesi, continua a registrare una flessione congiunturale. Ad aprile l’indice destagionalizzato si colloca due punti percentuali al di sotto del massimo registrato lo scorso dicembre. Tale andamento è comune a tutti i raggruppamenti principali di industrie. Segnali negativi anche dagli ordini, in calo del 6,5% rispetto al livello raggiunto lo scorso dicembre.
I dati della nota congiunturale di Confcommercio indicano per il mese in corso una variazione nulla del Pil su base mensile e una crescita annua dello 0,9% (1% a maggio), confermando un ulteriore rallentamento rispetto al primo trimestre.
La sensazione che qualsiasi sforzo si compia non si riuscirà comunque ad elevare la propria posizione sociale è una sensazione che purtroppo corrisponde a realtà in molti Paesi dell’area Ocse e fra questi anche l’Italia, poco sopra la media, non fa eccezione infatti, nell’ambito degli studi sulla diseguaglianza, diventato negli ultimi anni uno dei più analizzati temi di macroeconomia, l’Ocse approfondendo la questione della mobilità sociale, ovvero della possibilità che una persona durante la prorpia vita possa cambiare “classe sociale” di appartenenza, mostra che chi nasce in una famiglia che appartiene al 10% più povero della popolazione occorrono 4,5 generazioni per arrivare ad avere un reddito pari a quello medio del proprio paese.
Il debito pubblico, secondo i dati Bankitalia del report Finanza pubblica, fabbisogno e debito, è aumentato di 9,3 miliardi sul mese precedente. Le entrate tributarie salgono a 30 miliardi (+1,1 miliardi), portando l’incasso dello Stato nei primi 4 mesi a 121,6 miliardi.
Mario Draghi, Presidente della BCE, ha deciso: alla fine di dicembre cesseranno gli acquisti di titoli (Qe, quantitative easing) da parte dell’Istituto di Francoforte. Gli acquisti netti di titoli pubblici e privati termineranno il 31 dicembre 2018, ma già da ottobre gli acquisti saranno dimezzati. In cambio non ci saranno rialzi dei tassi di interesse per almeno un altro anno, forse di più. Questa decisione che può pare preoccupante ha di fatto innescato un rialzo su tutte piazze finanziarie europee, Milano compresesa.