

Siamo ben consci che la nostra proposta potrebbe sollevare dubbi o perplessità tra i sostenitori del federalismo ma riteniamo indispensabile, se si intende evitare una situazione di evoluzioni negative e di caos nella circolazione stradale, lanciare la proposta di dare vita ad una authority della mobilità. Nessuno immagina di limitare i poteri delle autorità locali ma la constatazione, sempre più evidente, dell’esplosione di decisioni non coordinate e soprattutto non corrispondenti ad una seria politica della mobilità, frutto per lo più di esigenze localistiche, ci induce a porre tale tematica. Nel nostro Paese vige ormai da tempo in tema di circolazione la cultura del divieto che è antitetica al principio fondamentale della libera circolazione al quale tutti, a parole, sostengono di volersi attenere. La teoria portante di taluni comportamenti spesso scoordinati è che sia necessario penalizzare il trasporto su strada con qualsiasi mezzo. I teorizzatori di tale proposta, che amano autodefinirsi esperti o docenti sui temi connessi alla mobilità, dimenticano alcuni aspetti fondamentali il più significativo dei quali è la mancanza delle alternative. E’ così quando si prospetta l’applicazione del principio del road princing o si restringono le sedi stradali per realizzare marciapiedi più ampi. E’ innegabile la penalizzazione della motorizzazione privata ma se non si risolvono prima, non fornendo i mezzi pubblici necessari e non creando le alternative, le esigenze di mobilità, che attanagliano ormai le città, le conseguenze in termini di congestione, di inquinamento di sicurezza, saranno pagate proprio da quella collettività che si intende tutelare, causa l’incremento dei costi, quindi dell’inflazione e del peggioramento complessivo della qualità della vita. Altrettanto si determina allorquando si interviene su una strada ad elevato scorrimento che attraversa centri abitati, installando semafori o introducendo divieti. Anche in questo caso è vero che si risolve il problema dei cittadini residenti ma si generano elementi peggiori di quelli che si è inteso risolvere Le conseguenze sono evidenti infatti anche per coloro che non possiedono alcuna nozione in materia di circolazione e mobilità. I flussi di traffico si sposteranno, se possibile, su percorsi alternativi, producendo danni ad altri cittadini o, qualora non esistessero, incrementando la congestione che ha effetti devastanti sull’impatto ambientale. Queste semplici riflessioni dovrebbero indurre a riconsiderare alcune decisioni sul tema del federalismo che, se può certamente divenire un elemento di grande innovazione e sviluppo per il Paese in quanto applicato per talune funzioni o poteri, per alcuni comparti, come quello dei trasporti, non può che essere ricondotto ad una autorità di coordinamento che impedisca l’assunzione di scelte a livello territoriale, talvolta frutto di improvvisazione e di particolarismi, non sempre rispondenti al bene collettivo. Da qui lanciamo l’idea di dar vita all’authority per la mobilità che riconduca a se ogni decisione, ad eccezione di fatti improvvisi ed imprevisti, per quanto riguarda le iniziative che intervengono sulla circolazione. Talvolta anche un solo semaforo rischia di annullare gli effetti positivi determinati opere pubbliche , realizzate proprio per favorire la fluidità del traffico e facilitare i collegamenti. Un Paese che si pone il problema delle libertà individuali e porta avanti con determinazione le scelte delle autonomie locali deve saper valutare con la consapevolezza necessaria e considerare con il discernimento appropriato le risultanze di alcune scelte. Per soddisfare le esigenze di pochi non si può mettere a rischio il bene di molti e nella politica per una mobilità sostenibile e compatibile tale principio deve essere tenuto ben presente se non si vuol creare più danni di taluni problemi che si intendono risolvere.