

Autorità, Signore, Signori; desidero innanzi tutto ringraziarVi per la Vostra presenza a questa nostra assemblea, che si svolge in un’epoca che vede il continente europeo protagonista di profondi mutamenti, che non possono non essere salutati con un sospiro di sollievo. Dopo secoli di guerre senza quartiere, sembra nascere una nuova era che vede Popoli e Paesi tendere a costituire una casa comune che ospiti tutti gli Stati del Vecchio Continente. E’ un risultato questo, che solo pochi anni fa sarebbe sembrato appartenere alla sfera dei sogni. Se Alcide De Gasperi, gli altri Padri del Mercato Comune Europeo, oramai scomparsi, potessero vedere i risultati di quell’opera di aggregazione, iniziata nell’immediato dopoguerra con la costituzione dell’OECE (1948), proseguita nel 1949 con la nascita del Consiglio d’Europa e nel 1951 della CECA, per culminare il 25 marzo del 1957 con la firma del Trattato di Roma istitutivo della Comunità Economica Europea, resterebbero sbalorditi dai risultati raggiunti: da un’Europa divisa in due blocchi, sovente al limite della rottura con il rischio di una catastrofe senza precedenti, si è passati ad un movimento di integrazione europea che sta sfociando, sia pure lentamente, nella costituzione di un’Unione di Stati non solo economica, ma anche politica. Ora ben dieci Stati, la maggioranza dei quali appartenenti in passato all’ex blocco orientale, stanno per entrare a fare parte dell’Unione. E’ un risultato che aumenta il prestigio di questa a livello internazionale e apre nuove prospettive economiche. Tuttavia, l’entusiasmo che fatti così straordinari suscita, non deve indurci a dimenticare problemi passati e recenti, che sarebbe controproducente ignorare senza portarli a soluzione. Se da una parte, infatti, l’Unione Europea rappresenta un centro di attrazione che attira i singoli Stati con una forza centripeta non indifferente, dall’altra, molti Paesi sono percorsi da forze disgregatrici che tendono ad una loro frantumazione in nuovi Stati. Così, Paesi che per il passato sembravano saldamente uniti, quali l’ex Unione Sovietica e la Jugoslavia, si sono disgregati, talora pacificamente, più spesso traumaticamente, in Entità minori, spesso in conflitto fra loro e divisi da sordi rancori recenti e passati.