

Pensavamo che vista la grande necessità, per le merci italiane, dopo un anno horribilis, quest’anno i dirigenti delle ferrovie, che gestiscono i traffici combinati e che non perdono occasione per richiedere finanziamenti e potenziamenti, organizzassero le cose in modo tale da evitare il ripetersi del fenomeno della riduzione dei treni che effettuano il combinato. Non è stato così! Abbiamo atteso che gli strenui difensori del trasporto combinato strada rotaia, i nostri ambientalisti di mestiere, prendessero posizione e sollevassero l’opinione pubblica portando addirittura in Parlamento la questione, attraverso interrogazioni parlamentari e denunce indignate per la soppressione di treni merci; ma forse il dibattito sulla legittima suspicione li ha così coinvolti da far passare in seconda linea i gravissimi problemi della sicurezza e dell’inquinamento che, ad ogni piè sospinto quando è utile a loro o quando devono scatenare campagne contro i tir, non mancano di sollevare. Ci illudevamo, infine, che quelle realtà associative che dovrebbero tutelare le imprese che producono o trasformano le merci, intervenissero, con tutto il loro peso, a richiedere uno sforzo organizzativo che mantenesse i servizi di trasporto combinato almeno a livello di normalità; ma evidentemente il pensiero delle vacanze ha reso anche questi soggetti poco attenti. Il risultato è comunque incontestabile e lo costatano con mano gli autotrasportatori che, per rispettare le commesse assunte si presentano speranzosi di poter utilizzare il trasporto combinato. La risposta in genere è che i treni sono ridotti o che non esiste la possibilità di soddisfare la domanda. La situazione più grave, ancora una volta, la si registra per le merci che devono passare attraverso l’Austria ove è in vigore il sistema degli ecopunti. In questo periodo le aziende italiane hanno terminato la quota loro assegnata dall’Austria che gestisce la distribuzione degli ecopunti. La contemporanea soppressione dei treni, dedicati evidentemente al trasporto passeggeri, impedisce di fatto di poter far raggiungere ai luoghi di destinazione le merci prodotte in Italia. Se non fosse tragico vi sarebbe da morire dal ridere. Da un lato lamentiamo la costante perdita di mercati; dall’altro consentiamo che le uscite dal nostro Paese delle merci sia controllato di fatto da un Paese nostro concorrente che non si pone certamente il problema degli ecopunti. Una constatazione la si può ritrovare nella crescita del trasporto stradale delle imprese austriache, le quali, nonostante abbiano il potere di inquinamento pari a quello dei veicoli italiani, sono riuscite, grazie alla politica economica attuata dal loro Governo che prosegue nel tempo, visti i sistemi organizzativi esistenti nel nostro Paese, a divenire i gestori dei trasporti che devono attraversare il loro territorio. Non c’è che dire i nostri uomini di governo del passato hanno avuto una grande lungimiranza nel difendere gli interessi della nostra economia e se non facciamo tesoro dell’insegnamento, anche per il transito della Svizzera, si ricreerà la medesima situazione. Non resta che augurarci che il ministro Lunardi, fino ad oggi dimostratosi deciso a sostenere gli interessi nel nostro Paese, prosegua nel Suo atteggiamento e soprattutto intervenga perché in futuro non abbiano più a ripetersi certi macroscopici errori che dimostrano chiaramente le ragioni per le quali le merci continuano a preferire la strada anziché il treno.