

Dopo la pausa estiva, alla ripresa dei lavori, tra i molti problemi che il Governo si troverà a dover affrontare vi è quello dell’autotrasporto. Le federazioni aderenti a Conftrasporto, alle centrali cooperative e alla Fita /Cna dal 16 settembre,se non si troverà un’intesa, sospenderanno i servizi di trasporto su tutto il territorio nazionale. Le associazioni hanno già fatto conoscere al Governo la loro volontà e intenzione a portare avanti una trattativa ad oltranza fino al giorno 13 settembre, passato il quale nessuna possibilità di revoca potrà più sussistere e produrre la sospensione del fermo, che si attuerà così per tutto il periodo programmato. La decisione è indubbiamente grave ma le eventuali responsabilità non potranno essere certamente addossate a quelle associazioni che, anche a costo di apparire in contrapposizione con l’attuale esecutivo, da mesi stanno tentando di rappresentare con chiarezza e onestà al Governo il grave stato di disagio esistente nel settore, che si può superare solo attraverso l’attuazione di quanto sottoscritto nel protocollo di intesa del 6 novembre 2001. Probabilmente se tutti fornissero i veri elementi di valutazione su quella che è la reale situazione in categoria, evitando di mostrare debole un comparto che invece è unito e forte, coloro che all’interno del Governo saggiamente puntano a ricercare un intesa possibile avrebbero gli elementi per far emergere la linea della trattativa e non dello scontro. Quello che appare singolare, infatti, è il comportamento di qualche dicastero che, attraverso atteggiamenti pretestuosi, sembra quasi voler mettere in difficoltà sia i responsabili del ministero dei trasporti sia la stessa Presidenza del Consiglio che, fino ad oggi ha visto vanificarsi i propri tentativi di mediazione. Anche il fronte delle associazioni dell’autotrasporto sembra presentare qualche diversificazione di posizioni ma, se gli impegni verbali non si tramuteranno in provvedimenti immediatamente esecutivi, a distanza di dieci mesi, diverrà difficile per chiunque sostenere nei confronti degli operatori del settore l’affidabilità di nuovi ulteriori impegni. Oggi, infatti, una sola certezza esiste ed è che gli autotrasportatori dovranno restituire il bonus fiscale prima che la fase di adeguamento ai costi europei si sia avviata.Incomprensibilmente a sostenere tale ipotesi sono proprio alcuni dirigenti di associazioni che per anni avevano garantito agli imprenditori che la restituzione del bonus non sarebbe mai avvenuta e che tale assunto era una verità assoluta e quasi dogmatica. La trattativa si annuncia, dunque, molto serrata ed il rischio di fallimento, stante le situazioni sopraddette, è molto forte. Da troppo tempo si è in attesa di interlocutore che abbia la rappresentanza dell’intero Governo e che impedisca a logiche di potere di taluni ministeri di realizzare la costruzione di un’intesa utile agli operatori dell’autotrasporto e dell’intero Paese.