

Mi sembra di continuare a ribattere lo stesso sistema come un disco rotto. Liquidità, liquidità, liquidità. È un’esigenza dalla quale non si può prescindere e che rischia di trasformarsi in un elemento dirompente dalle imprevedibili evoluzioni.
I dati che l’Istat ha diffuso evidenziano una riduzione significativa nel sistema manifatturiero e questo, senza dubbio, coinvolge l’attività di trasporto. Cala anche la nostra competitività nelle esportazioni.
Credo tuttavia che non abbiamo raggiunto il fondo del barile in quanto sarà nei prossimi mesi che avremo la possibilità di fare i conti con i dati economici del secondo semestre.
Parlo in particolare delle nostre imprese che dovranno corrispondere salari, pagare i fornitori e magari anche le tasse. Se a questo si aggiunge il rischio di non ricevere i pagamenti il gioco è bello che fatto. Le imprese, non certo poche, potranno considerare di sospendere l’attività. Non mi sento di escludere che questo possa divenire anche un’azione di natura sindacale di sicura riuscita. Più i fenomeni e l’insolvibilità si allargheranno più concreto diverrà il rischio di azioni di protesta, organizzate o spontanee.
Questa sarà la conseguenza per non aver voluto ascoltare le richieste che sono state più volte presentate al Governo. Non è certamente una minaccia ma non aver voluto comprendere la situazione ha portato a non dare peso ad una possibile realtà.
Intanto il numero dei treni che provengono dalla Cina verso l’Europa stanno intensificandosi ed hanno nelle spedizioni frontaliere da YIwu registrato un incremento del 867%. I treni del 44,1%, rispetto al precedente anno. Questo significa che dal punto di vista dell’offerta la nostra situazione rischia di peggiorare. Se la domanda si indirizza verso quei prodotti significa meno produzione e meno posti di lavoro e questo vede il coinvolgimento di larghe fasce della popolazione. Altro che occuparsi di coloro che raccolgono pomodori.
Del resto senza liquidità e con gli interventi della burocrazia che frenano i tempi della ripresa, le banche che per erogare prestiti adottano le procedure usuali, le risultanze, era prevedibile, non potevano che essere queste. Dall’inizio della fase critica la politica invece di predisporsi ad affrontare le procedure per la ripresa rapida, ha preferito affidarsi ad esperti e virologi che hanno gestito l’intera fase del Covid19, solo dal punto di vista scientifico, anche se spesso in disaccordo tra loro, determinando uno stato confusionale che li ha portati a decidere per conto del governo incapace di giocare il proprio ruolo. A questo occorre aggiungere la gestione dell’emergenza da parte dell’Esecutivo con annunci di interventi non mantenuti.
Ma vi è un altro elemento che tornerà fuori, anche se smentito da diversi studi effettuati da istituti che si occupano dell’inquinamento. A frenare la ripresa potrebbe essere il tema ambientale che prevede delle reali e concrete penalizzazioni per il trasporto terrestre. Il Governo non si faccia sorprendere anche perchè per le nostre imprese sarebbe il colpo finale.
Una ulteriore dimostrazione ci arriva dal tanto annunciato decreto aprile. Se va bene lo vedremo a maggio. Intanto gli interventi economici annunciati sono slittati, poi vedremo i tempi di esecuzione. Appare ovvio che nella situazione in cui ci troviamo questi ritardi non aiutano di certo ad uscire dalla crisi.
La notizia più ridicola, se non fosse tragica, è la riposta che il governo ha dato alla richiesta di sospendere le intimazioni che l’ Authority dei trasporti continua a rivolgere alle imprese di autotrasporto per ottenere un contributo che non sono tenute a versare. Questo non lo dico io ma le sentenze, ormai numerose dei tar, del Consiglio di Stato e della stessa Suprema Corte. Poiché esisterebbero dei problemi per i flussi di cassa il Governo non intende intervenire. In sostanza costringe ad impugnare questi odiosi provvedimenti davanti ai tribunali che si sono più volte pronunciati sull’insussistenza dell’obbligo da parte delle imprese di autotrasporto. E’ questo un Esecutivo serio?
Così come non aiutano le dichiarazioni allarmistiche che vengono rilasciate da questi esperti in cerca di una visibilità che intendono mantenere ma che rischiano di perdere se la situazione dovesse rientrare in una dimensione accettabile. Tenere alta la paura è questa la loro strategia?
La loro comunicazione comunicativa è basata sui ma? Diminuiscono i contagi, i ricoveri ma incrementano i decessi per lo più da persone anziane o colpite anche da altre patologie. Questo per tenere la gente e le imprese in apprensione e di fatto suscitando perplessità e dubbi. Da evidenziare che l’istituto nazionale informa che l’indice R.0 è in modo evidente posizionato tra lo 0,5 e lo 0,7. Quindi inferiore al valore 1. I contagi diminuiscono. Ma questi proseguono nella loro azione non certo tranquillizzante in questo supportati da politici incapaci e senza attributi. Oggi il governatore altoatesino ha chiesto, alla luce del livello dei contagi di aprire i confini a livello europeo sostenendo che la chiusura non ha più senso. Purtroppo non cita tra i paesi confinanti l’Italia? Una dimenticanza o il frutto delle comunicazioni anzidette?
Certo molto dipenderà da quanto succederà nei prossimi giorni. Se la curva della discesa proseguirà non si potranno rallentare le riaperture. Questo dipende molto da come si comporteranno gli italiani. Un dato è evidente negli USA, Francia, Germania ed ora dopo la richiesta del governatore altoatesino anche altri ve ne saranno, si preparano ad allargare le fasce di libertà. Nel nostro Paese invece si assiste a dibattiti penosi di politici politicanti che pensano solo a come incrementare il loro consenso.
Paolo Uggè