

Una delle tante anomalie che impediscono al nostro sistema Paese di concorrere con pari opportunità con gli altri partners europei è dato dalle difficoltà dovute all’attraversamento delle Alpi e in particolar modo dell’Austria che, nonostante sia inserita nella U.E., mantiene in atto vincoli all’attraversamento delle merci. Il nostro Governo ha sollevato in sede europea la questione Alpi evidenziando i costi aggiuntivi e documentando le conseguenze che gli ostacoli, sempre più presenti, producono alla nostra economia in genere. In particola re la questione del sistema degli ecopunti finisce con il danneggiare imprese strutturate anche perché, causa le rigidità del sistema, non si riescono ad affrontare le situazioni imprevedibili e i casi di emergenza, con la conseguente perdita di commesse. Molte sono le segnalazioni da parte di imprenditori che, trovandosi in stato di necessità, hanno richiesto agli uffici del ministero interpretazioni elastiche della norma che consentissero, non di ottenere stravolgimenti o favoritismi, ma solo e semplici anticipazioni, rispetto al monte ecopunti già loro assegnato. Le risposte sono sempre state negative e il funzionario di turno ha sempre dovuto negare la possibilità di una applicazione, che tenesse conto delle esigenze determinatesi, solo perché il sistema, gestito dagli austriaci, non lo consente. In questo caso nessuno può incolpare la nostra burocrazia ma si converrà che confrontarsi con sistemi informatici in mano ai nostri potenziali concorrenti non è certo il modo più acuto per sostenere gli interessi italiani. A nulla valgono le argomentazioni sui rischi che si possono determinare quando non si riesce a soddisfare una emergenza nei confronti di un committente con il quale esiste un rapporto da anni. Persino i casi di manutenzioni straordinarie, come per quella degli altiforni che si verificano ogni quindici anni, non vengono presi in considerazione. Nessuna, pur argomentata, giustificazione riesce a far breccia nel sistema, che guarda caso, finisce con il penalizzare soprattutto le imprese italiane. Il committente, è noto, richiede che le merci giungano a destinazione in tempo utile per essere trasformate e non accetta, perché non lo concepisce , di dover correre il rischio di mettere a repentaglio il proprio ciclo produttivo perché il sistema degli ecopunti non è funzionale. La prima cosa che quel committente mette in atto è la scelta di un altro operatore, magari austriaco, che, grazie al sistema autogestito gli garantisca la consegna del prodotto in tempo utile. I risultati di siili operazioni sono: la perdita di clienti e di investimenti effettuati il più delle volte per soddisfare proprio le esigenze di quel cliente; la riduzione del fatturato; la messa in libertà di maestranze, addette a quella particolare mansione, oltre la messa a rischio di tutta l’attività dell’impresa. Anche questo è un elemento che è presente nella trattativa con il Governo e che deve diventare il fulcro della politica economica a livello europeo. Senza la fluidità della mobilità le merci italiane non arrivano in tempo utile sui mercati europei; se le merci non arrivano si perdono i clienti; le aziende conseguentemente chiudono e l’economia del Paese ne subisce i contraccolpi. Ecco perchè il problema dei valichi, e il passaggio attraverso l’Austria deve essere il più rapidamente possibile aperto alla libera circolazione.